VIKING 1 & 2 (1976)

I RISULTATI DELLA MISSIONE VIKING

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L'atmosfera

Durante la discesa i lander cominciarono a fornire dati meteorologici, di densità e di temperatura. Sulla base di queste informazioni si stabilì che su Marte ci sono leggeri venti da est nel tardo pomeriggio che mutano poi direzione dopo mezzanotte, provenendo allora da sud-ovest. La loro massima velocità calcolata fu di 24 Km/h. La pressione era stabile ai 7,70 millibar, mentre 1’escursione termica variava da – 85 °C a – 22 °C, temperatura che però si ritiene non sia la massima. Il GCMS ha poi rilevato che 1’atmosfera marziana non solo contiene Argon e Azoto, ma anche lo 0,3 % di ossigeno e un rapporto Argon-40 a Argon-36 che è nove volte quello terrestre. Quest’ultimo dato contraddirebbe 1’ipotesi che 1’atmosfera di Marte una volta fosse molto più densa di adesso, come invece starebbe ad indicare 1’abbondanza di azoto.

   

 Caratteristiche del suolo

 

Lo spettrometro a fluorescenza ai raggi x determinò che sul terreno un'abbondanza di minerali ferrosi (dal 12 al 16%) silicio (13/15%) calcio (3/8%), alluminio (2/7%),  e titanio (25). L'ipotesi più probabile per la colorazione rossiccia delle rocce è che siano ricoperte da un sottile strato di limonite, un ossido ferrico idratato. Il fatto poi che la superficie sia apparsa ricoperta da una sottile crosta può essere spiegato dalla presenza di depositi minerali idratati ricchi di zolfo e cloro e così pure la coesione delle particelle che dopo lo scavo mantenevano quasi intatta le pareti lasciate dallo scavo della paletta montata sulla estremità del braccio robotico.

   

Gli esperimenti biologici

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Lo scambio gassoso

Un campione di suolo veniva immerso in un’atmosfera artificiale a contenuto noto di carbonio C 14. In presenza di forme di vita, la composizione di questa atmosfera subisce alterazioni che potevano essere rilevate in loco da un’analisi gas cromatografica del campione.

 

   
L'emissione marcata

In questo esperimento un'altro campione di suolo veniva irrorato con una soluzione nutritiva marcata con carbonio C 14. Eventuali forme di vita avrebbero assimilato questo nutrimento e, tra i prodotti del loro metabolismo, avrebbero dovuto comparire dell’anidride carbonica gassosa radioattiva, la cui presenza sarebbe stata rilevata da un aumento della radioattività nel gas sovrastante il campione.

 

   
L'emissione pirolitica

Un campione di suolo marziano fu messo in incubazione in presenza di CO2 marcata con C14. Se vi fossero stati microrganismi, essi l'avrebbero metabolizzata per tornare a liberarla in una seconda fase dell’esperimento, quando si bruciava il suolo che li conteneva .

Naturalmente questi test si basavano sul presupposto che, su Marte si sia sviluppata una vita, con le stesse caratteristiche di quelle terrestri e che, come questa, si basi sul ciclo carbonio.

   

Le contestate

conclusioni

I dati forniti dai tre esperimenti biologici in un primo momento destarono grande eccitazione, ma poi si vide che erano troppo incompleti per poter essere conclusivi. Il dispositivo a scambio gassoso riportò un incremento notevole nella concentrazione di ossigeno dopo solo due ore d’incubazione, e 24 ore più tardi aumentò ancora del 30 %, ma poi si stabilizzò rapidamente. L’esperimento chiamato " emissione marcata " diede anch’esso delle letture che aumentavano immediatamente dopo 1’aggiunta del liquido nutritivo, stabilizzandosi anch’essa, nove ore dopo, attorno ad un valore doppio di quello di fondo. Infine, il dispositivo denominato " emissione piro1itica " ha registrò un’attività più alta di quella prevista se non fosse presente vita.

 

Il direttore del gruppo biologico della missione Viking affermò che questi risultati non erano sufficienti e che sebbene abbiano parecchi punti in comune con test condotti su microrganismi terresti, si rendeva indispensabile condurre altri esperimenti su campioni sterilizzati e non, per poter raggiungere una conclusione definitiva. Tutti e tre gli esperimenti sono stati ripetuti almeno due volte dal lander del Viking 2 nel tentativo di giustificare 1’emissione di ossigeno e di anidride carbonica. Una possibile spiegazione di questi risultati è che siano effettivamente presenti dei microrganismi, ma che essi provengano da altre zone lontane e che quindi non siano rimasti nel terreno a sufficienza per avervi lasciato tracce organiche. Un’altra spiegazione, invece dimostrerebbe che il terreno marziano ha reagito solo chimicamente ai tre esperimenti biologici.

 

Gli esperimenti quindi, con grande delusione di tutti, risultarono non conclusivi, dando risposte contraddittorie e simili per entrambe i lander. La stessa frase utilizzata dalla NASA "NON CONCLUSIVI" lascia spazio a svariate ipotesi. Forse, per quanto sofisticati fossero i piccoli laboratori automatici, per l'analisi del suolo di Marte è necessaria la presenza in loco di laboratori più complessi, di maggiori campionature e, sopratutto, della presenza dell'uomo!

 

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