OPPORTUNITY

da Meridiani Planum

more news

 

08.10.04 (sol 252) - MERIDIANI E’ STATO PIU’ VOLTE SOMMERSO

 

Nell’ultimo rapporto rilasciato dal team di esperti che ha la responsabilità di Opportunity, è stata presentata alla stampa una nuova scoperta che cambia in modo radicale le ipotesi riguardanti il passato di questa regione marziana. Sei mesi fa il rover aveva scoperto che l’area di Meridiani, un tempo era stata bagnata da un grande mare salato e leggermente acido che poi è evaporato lasciando dietro di sé una piana inaridita ed erosa dai venti e dalle radiazioni solari. Ora le analisi effettuate su “Escher” una roccia che presenta evidenti spaccature poligonali aggiornano questo scenario. Pur restando “in piedi” le precedenti ipotesi di formazione, (la roccia potrebbe essersi formata durante il prosciugamento dell’area oppure dall’impatto del meteorite che ha generato il cratere) i risultati delle analisi indicano una terza possibilità, e cioè che le fratture poligonali presenti su questo particolare minerale possano essere state causate molto tempo dopo che il mare di Meridiani si è prosciugato e dopo la formazione del cratere indicando un periodo geologico più recente nel quale l’area è stata nuovamente invasa dall’acqua che è poi lentamente evaporata.

 

 (Copyright testi & fotocomposizioni - pianeta-marte.it)

 

 

'Wopmay' Rock (sol 248)

Strana, contorta, somigliante ad un cervello alieno, queste le apparenti caratteristiche di "Wopmay", una roccia che è posata sul bordo di fondo del cratere Endurance. Il nome scelto è quello del pilota Canadese Wilfrid Reid "Wop" May. I tecnici hanno pianificato di analizzare questa roccia nei prossimi sol.

'Earhart' Rock (sol 219)

Questa roccia presenta le stesse caratteristiche di “Escher” e con molta probabilità è stata modificata dagli stessi eventi geologici. Il nome è quello di Amelia Earhart, l’affascinante pilota americana misteriosamente scomparsa nell’oceano pacifico durante una trasvolata negli anni trenta. I tecnici non studieranno direttamente il minerale perché si trova in una zona fratturata e potenzialmente pericolosa per il rover.

'Escher' Rock (sol 208)

Questa immagine a falsi colori di “Escher” una roccia che poggia sul bordo sud ovest del cratere Endurance. La roccia potrebbe essersi formata durante il prosciugamento dell’area oppure dall’impatto del meteorite che ha generato il cratere, ma i risultati delle analisi fanno prepondere per una terza ipotesi e cioè che le fratture poligonali presenti su questo particolare minerale possano essere state causate molto tempo dopo che il mare di meridiani si è prosciugato e dopo la formazione del cratere quando l’area è stata nuovamente invasa dall’acqua che è poi lentamente evaporata.

I cambiamenti chimici delle rocce di Endurance

Il grafico mostra come le rocce esaminate all’interno del Cratere Endurance cambino da un punto di vista chimico mano a mano che si scende in profondità, indice questo di una maggiore e prolungata interazione con l’acqua. Nel caso specifico sono messe a confronto le risultanze chimiche delle analisi di "Escher" (linea rossa) che si trova praticamente sul fondo del cratere e di “virginia” (linee blu) sito poggiato sulla parte più alta direttamente sull’orlo. Come è possibile notare dal confronto delle linee ottenute dallo spettrometro alfa a raggi x prima che il RAT molasse i minerali (linea verde) , i livelli di cloruri in Escher sono molto più elevati mentre i solfati calano dopo che la superficie è stata molata (linea verde) questa è la prova che la superficie della roccia è stata maggiormente a contatto con acqua salata.

Via di fuga per Opportunity (sol 249)

Questa è la potenziale via di uscita per Opportunity, dopo aver analizzato "Wopmay". Se questa via verrà dichiarata non pericolosa Opportunity lascerà il cratere per dirigersi verso l’area dove si trova il suo scudo termico. Prima però eseguirà una analisi fotografica del grande affioramento stratificato chiamato "Burns Cliff".

Images and additional information about the project are available from JPL at http://marsrovers.jpl.nasa.gov

and from Cornell University, Ithaca, N.Y., at http://athena.cornell.edu .