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07.03.04 -
MARI MARZIANI: OPPORTUNITY CONFERMA
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Questa immagine fatta dalle hazcam di Opportunity (sol 35), ci mostra i due
fori fatti dal RAT nel settore dell’affioramento chiamato "El Capitan".
Questi due piccoli fori sono il primo importante risultato della missione
MER, che ha così centrato il suo obiettivo, e cioè trovare evidenze sulla
passata presenza di acqua su Marte. Questa è la prima “finestra” aperta
dall’ingegno umano sul passato di questa regione che, ora sappiamo con
certezza, un tempo immersa nell’acqua. Il foro in basso, chiamato "McKittrick",
è stato fatto durante il 30 sol, quello superiore, "Guadalupe", è stato
eseguito il 34 sol.
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Come un vero minatore il RAT appare sporco ed imporlverato dopo il suo primo
foro. Il colore rossastro conferma la presenza nella roccia di ematite
grigia i cui cristalli quando sono sminuzzati finemente riflettono il loro
colore rossastro, insomma il colore della ruggine resta sempre quello.
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Anche "Guadalupe" dopo l’azione della mola del RAT appare fortemente rossa.
Il foro è poi stato spolverato per consentire agli spettrometri di
analizzare il minerale. |
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2.4
MB

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Lo
scudo ablativo di Opportunity appare all’orizzonte di questa foto
panoramica, ripresa dalla Pancam che in cima al proprio supporto è in grado
di vedere oltre il bordo del piccolo cratere nel quale si trova Opportunity
ed il lander del Challenger Memorial Station.
Settecento metri a sinistra c’è un largo cratere di circa 200 metri di
diametro, al centro ad una distanza di 875 metri si nota lo scudo ablativo
ed il suo punto d’impatto. A destra è visibile la traccia dei rimbalzi
effettuati dal lander mentre rotolava protetto dai suoi airbags.
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Questa immagine
composita ci mostra I vari magneti (forniti dal Danish Magnet Team)
installati sui rover. Le proprietà altamente magnetiche della polvere
marziana erano gia conosciute fin dai tempi dei Viking, che trasportavano
magneti analoghi. L’alta magneticità della polvere si spiega con la
massiccia presenza di minerali ferrosi. L’origine della polvere (e sabbia)
marziana è ancora dubbia. Infatti le ipotesi al momento in discussione sono
tre, origine vulcanica, roccia polverizzata dall’interazione con meteoriti
da impatto o radiazioni solari, residui di precipitati da acqua. Lo studio
di queste polveri dovrebbe consentire gli scienziati di dare una riposta
definitiva sulla sua origine. I magneti sono stati costruiti ad anelli
concentrici di varia intensità magnetica. La parte centrale è di polarità
opposta per costringere le particelle ad aderire all’esterno. In questo modo
quello che aderisce al centro o all’esterno dei magneti deve per forza
essere composta da particelle amagnetiche. L’analisi ravvicinata ci mostra
la totale essenza di polveri in queste aree il che fa supporre che la
totalità della polvere su marte sia magnetica. Proteggere le delicate
strumentazioni da questa polvere magnetica, e dall’abrasione della stessa
durante le periodiche tempeste sarà un altro grosso problema da affrontare
per le future missioni umani. |
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L’illustrazione ci mostra dove sono stati posizionati i magneti sui rover. |
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Images and additional information about the project are available from JPL at
http://marsrovers.jpl.nasa.gov
and from Cornell University, Ithaca, N.Y., at
http://athena.cornell.edu
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