Mars 2 - 3 (1971)

 

Fin dai primi anni d’esplorazione spaziale i sovietici si mostrarono particolarmente interessati a Marte, pianeta verso il quale inviarono molte sonde senza però cogliere quei successi che avevano invece ottenuto con le missioni lunari e su Venere. Dopo nove tentativi falliti, con lanci eseguiti dal 1960 al 1969, l’URSS sospese ogni lancio in attesa di migliorare tecniche e sperimentare nuovi vettori di lancio. L’occasione di verificare quanto progettato arrivò in coincidenza della finestra di lancio del 1971. Per quella data approntarono due navicelle che denominarono  Mars 2 e 3. Rispetto alle precedenti sonde le Mars presentavano un nuovo disegno modulare, con sistemi di trasmissione e pannelli solari di nuovo tipo. Entrambe pesavano 4650 kg ed erano costituite da due parti, un modulo orbitale e uno di discesa pesante ben 635 kg. Oltre agli strumenti tipici per l’analisi dell’atmosfera, delle temperature e delle radiazioni i moduli orbitali avevano un nutrito sistema di telecamere, in grado di riprendere contemporaneamente dodici foto, di svilupparle a bordo e di ritrasmetterle a terra come immagini digitalizzate. I moduli di discesa invece avevano una telecamera panoramica, una stazione meteorologica ed una serie di strumenti per l’analisi chimica del terreno.
 

La sonda Mars ed il Lander visibile senza lo scudo protettivo

 

 

Le informazioni dovevano essere trasmesse agli Orbiter i quali a loro volta le avrebbero ritrasmesse a terra. Dopo un lancio di prova del nuovo vettore Proton D1, che trasportava un simulacro delle navicelle Mars denominato Kosmos 419, che però fallì il distacco dall’ultimo stadio, i sovietici si sentirono abbastanza sicuri per tentare la missione. Fu cosi che il 17 maggio 1971 partì il Mars 2, seguito nove giorni dopo dal Mars 3. Le due navicelle raggiunsero Marte rispettivamente il 27 novembre ed il 2 dicembre dello stesso anno, proprio mentre sul pianeta stava infuriando la più grande tempesta di sabbia mai osservata dall’uomo. Rispettando le procedure automatiche di sgancio, che prevedevano il distacco prima dell’inserzione in orbita delle navicelle madri, i due moduli di discesa si trovarono ad affrontare impreparati la tremenda tempesta. Le conseguenze furono devastanti, una volta entrato nell’atmosfera il Lander 2 non trasmise più alcun segnale, mentre il Lander 3, pur riuscendo a posarsi dolcemente sulla superficie ebbe appena il tempo di trasmettere segnali per 20 secondi prima di soccombere alla furia dei venti. I moduli orbitali ebbero maggior fortuna. Sebbene la traiettoria di sgancio li obbligò ad immettersi su orbite fortemente ellittiche, (che andavano da un massimo di 190.000 km ad un minimo di 1500) e decisamente poco vantaggiose per cartografare il pianeta, le due Mars  riuscirono a riprendere molte immagini della superficie scoprendo tra l’altro uno strano fenomeno crepuscolare e cioè la diffusione della luce fino a 200 chilometri al di là del terminatore. La missione è stata dichiarata chiusa dai sovietici il  22 agosto 1972.