Mariner 9 - Photo Gallery

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I VULCANI DI MARTE


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LA GRANDE TEMPESTA DI SABBIA

Al suo arrivo il Mariner 9 si imbattè nella più grande tempesta di sabbia mai osservata dall'uomo su Marte. Le prime fotografie mostravano solo pochi particolari situati a grande altezza. Questa foto, che è stata scattata prima dell'inserzione in orbita, mostra in alto a destra il bordo del pianeta, e alcuni  particolari immersi nella tempesta di sabbia. Ancora gli scienziati non lo sapevano, ma stavano osservando i grandi (e sotto certi aspetti inaspettati) vulcani di Marte.


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ASCRAEUS MONS

Una volta in orbita Mariner 9 riprese altri particolari già visti nell'immagine precedente. Questa foto, che corrisponde alla macchia posta a nord della prima immagine, mostra una caldera vulcanica composta da diversi crateri  ( per un'estensione di circa 40 chilometri), il principale dei quali è largo più di 21 km. La caldera, inizialmente chiamata Ascraeus Lacus, si scoprirà poi appartenere ad un grande vulcano a scudo, e sarà ribatezza Ascraeus Mons.


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NIX OLYMPICA (Olympus Mons)

Questo particolare, (posto in alto a sinistra della prima immagine), mostra un complesso cratere di quasi 80 chilometri di diametro.  Questa è la caldera vulcanica del vulcano, Olympus. Questa immagine, come la precedente, era l'unico  particolare visibile al di sopra della tempesta di sabbia. Si dovette attendere due mesi perchè la tempesta si placasse, e le polveri ricadessero al suolo, per scoprire cosa ci fosse realmente al di sotto di questi crateri. (27 Nov. 1972).


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OLYMPUS MONS

Questo fotomasaico, eseguito con immagini prese alla fine del mese di Gennaio (1972), mostra nella sua vastità l'enorme vulcano Olympus. La montagna giace in quella zona brillante di Marte che Schiapparelli aveva più volte notato al telescopio, e chiamato Nix Olympica (Nevi dell'Olimpo).

Il vulcano  ha un diametro di 600 km e presenta sulla sommità, a 24 chilometri d'altezza, una caldera di circa 80 km di diametro.


OLYMPUS MONS

Queste immagini, riprese il 7 gennaio ad una distanza di 5 minuti l'una dall'altra, mostrano ancora l'Olympus Mons.

Il particolare del riquadro (434x554 km) evidenzia antiche colate vulcaniche.


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PAVONIS MONS

Questa foto, ripresa il 16 dicembre 1971 e corrisponde alla macchia posta al centro della prima immagine di questa galleria, presenta un cratere inizilament chiamata Pavonis Lacus. Al dissolversì della tempesta, il cratere risultò essere a sua volta la sommità d'un  grande vulcano a scudo, ed il suo nome fu cambiato in Pavonis Mons.

Il particolare nel riquadro fu eseguito da Mariner 9 il 22 dicembre 1971.


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PAVONIS MONS

Agli inizi del 1972, il cratere di Pavonis Mons apparve molto chiaramente alle telecamere del Mariner 9 che, il 10 gennaio, riprese il particolare del suo bordo frastagliato.


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ARSIA MONS

Arsia Mons è l'ultimo dei grandi crateri di Marte, (la macchia più bassa della foto iniziale). Il vulcano si trova il quella zona di Marte che le carte riportavano col nome di Nodus Gordii, ed in seguito fu ribatezzato Arsia Mons. L'immagine è del 28 Novembre, ed il cratere svetta sopra la tempesta di sabbia in tutta la sua grandezza.

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CANALI E CANYON


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LA LUNGA VALLE

Questa fotografia, ripresa da un'altezza di 1666 km, mostra un'altro degli aspetti imprevisti di Marte. La presenza di antichi letti di fiume prosciugati. Questa valle, lunga più di 400 km e larga più di 6, somiglia incredibilmente a quelle  scavate dall'acqua che si trovano nelle montagne a sud ovest degli Stati Uniti e che vengono chiamate "arroyo".


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VALLES MARINERIS

La più sorprendente delle scoperte fu sicuramente l'enorme canyon della fotografia, che si trova nella regione di Tithonius Lacus. Ribatezzata Valles Marineris in onore del Mariner 9, la valle è lunga più di 3000 chilometri e profonda più di 8.

Movimenti tettonici della crosta ed erosione dei venti sono gli artefici di questa stupefacente formazione che "graffia" buona parte del pianeta.

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GHIACCIO E NEVE


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IL POLO SUD

Il ghiaccio si scioglie in questa sequenza effettuata dal Mariner 9.

A sx in alto 19 Nov, a dx 28 Nov, in basso sempre a dx, il 1 Dic. Una così rapida variazione indica che la zona ripresa è ricoperta solo da un sottile strato (forse poche decine di centimetri) di anidride carbonica.


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ACQUA GELATA

Questa immagine, ripresa da un'altezza di 3422 km il 28 febbraio del 1972, mostra come al Polo Sud vi sia anche dell'acqua sotto forma di ghiaccio. La struttura stratificata infatti dimostra la presenza di depositi di  ghiaccio molto profondi.


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MONTAGNE POLARI

Queste serie di crinali, potrebbero essere antichi depositi posti al di sotto di strati di ghiaccio della regione polare settentrionale. Forse l'antico materiale è stato rimodellato dall'escursione preistorica dei ghiacciai marziani

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NUVOLE E MACCHIE


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INVERNO AL NORD

Durante l'inverno, a Nord del pianeta, è facile osservare il formarsi di nubi di cristalli di ghiaccio che spesso oscurano i particolari della superice. A seconda delle temperature i cristalli di ghiaccio possono essere d'acqua oppure d'anidride carbonica. La foto, della regione del Mare Acidalium, mostra nubi stratificate di cristalli d'anidride carbonica. Il cratere che si intravede sotto la coltre di nuvole, genera con la sua presenza un flusso nel sistema nuvoloso creando un'interferenza che provoca  onde di risonanaza, un fenomeno tipico anche sul nostro pianeta.


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CHIARI E SCURI

Questo terreno mostra macchie scure e chiare, che mettono in risalto diverse le colorazioni del terreno di Marte. Questa è la dimostrazione dei cambiamenti (inizialmente creduti climatici sulla vegetazione) notati dagli areografi del passato. Stagionalmente infatti, i venti spazzano la superfice del pianeta scoprendo, e poi ricoprendo con la polvere, ampie zone di rocce più scure.


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NOVUS MONS

Zone contrastanti e di diverse colorazioni nelle vicinanze di Novus Mons. La formazione dalla forma vagamente somigliante all'Australia, si estende per oltre 70 chilometri.

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SATELLITI


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PHOBOS

Mariner 9 fu il primo a riprendere i satelliti di Marte. Phobos in particolare fu quello più fotografato. Questa è la sua migliore immagine, ripresa da una distanza di 3444 km, e si mostra come un grosso corpo irregolare completamente ricoperto da crateri da impatto. Il numero elevato di impatti suggerisce che il corpo sia molto vecchio ed abbia una struttura interna molto consistente.

 


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ECLISSE DI PHOBOS

Mariner 9 fu anche il primo a seguire e fotografare una eclisse di Phobos. L'immagine, eseguita il 4 febbraio del 1972, da una distanza  di circa 2000 chimometri, ci fa vedere l'ombra di Phobos mentre passa sul pianeta. L'ombra è  lunga  100 km e largha 40.

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