MARS EXPRESS

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28.12.04 - Marte è ancora un pianeta “vivo”

Da un recente esame delle cime dei maggiori vulcani marziani alcuni scienziati europei hanno ipotizzato l’esistenza di depositi glaciali e colate laviche di recente formazione, su un pianeta ancora geologicamente attivo. Lo studio, ricavato delle immagini in 3D ottenute dalla navicella Mars EXPRESS che hanno una risoluzione mai ottenuta in precedenza, è stato preparato da Gerhard Neukum, della Free University di Berlino, ed è stato pubblicato su NATURE. Uno studio simile, basato sulle immagini del Mars Global Surveyor, era già stato pubblicato nel 2001, e questa pubblicazione rafforza ulteriormente la teoria che Marte sia ancora un pianeta “vivo”.

Immensi ghiacciai

Dalle immagini di Express, i fianchi del Monte Olimpo, che sappiamo trattarsi del più grande vulcano conosciuto del sistema solare mostrano chiaramente le impronte lasciate dal passaggio di immensi ghiacciai che, al loro muoversi, hanno trascinato, come sulla Terra, masse enormi di detriti. Considerando l’altezza del vulcano e le basse temperature esistenti nella zona, questi ghiacciai potrebbero esistere ancora oggi, probabilmente sepolti da una spessa coltre di polvere così come sembra mostrare uno degli orli più alti della caldera del Monte Olimpo, strapiombo che si innalza di 400 metri sulla superficie circostante.

 

Vulcani attivi

Oltre al Monte Olimpo, lo studio europeo coinvolge altri quattro grandi vulcani: Ascraeus Mons, Arsia Mons, Albor Tholus e Hecates Tholus. Tutte le loro caldere presentano almeno cinque grandi episodi ciclici di eruzione, alla cui seguente calma geologica è poi corrisposto il collasso del pavimento del vulcano con conseguente sprofondamento. L’attività potrebbe essersi protratta per un periodo di tempo lunghissimo forse pari alla stessa età del pianeta. E’ quindi possibile che questi vulcani siano ora solo dormienti e che esistano sotto la superficie dei punti caldi contenenti ancora magma incandescente. Sarà la ricerca e la individuazione di questi punti a dare una riposta definitiva sul vulcanesimo marziano.

Il grande bombardamento

Marte, come tutti gli altri pianeti del sistema solare, è stato soggetto ad un lungo periodo di “bombardamento” meteoritico e, conseguentemente, più crateri vediamo in una regione più siamo portati a pensare che questa sia vecchia. Dall’esame della frequenza degli impatti è possibile quindi ricavare una età geologica, per quanto approssimativa, dell’intera area. L’analisi di queste regioni ci mostra spesso aree che appaiono livellate con pochissimi crateri da impatto, come se di recente siano state riempite da colate laviche, scavate da ghiacciai, oppure erose in modo significativo dai venti. La comparazione con superfici analoghe sulla Terra ci permette di distinguere quali siano stati gli agenti che hanno provveduto a riformare la superficie, e da qui teorizzare movimenti geologici o climatici recenti, tenendo conto per l’età della loro formazione, che il grande bombardamento si è concluso circa 1.5 miliardi di anni fa (milione più milione meno). Dalle immagini di Express, la “conta” dei crateri suggerisce uno scenario nel quale la lava si sia riversata sulla superficie livellandola non meno di due milioni di anni fa il che in termini geologici significa molto di recente.

(Copyright testi & fotocomposizioni - pianeta-marte.it)

 

 

     

 

Images and additional information about the project are available from ESA - Credits: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum)