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01.12.05 - DOPO IL GHIACCIO I MARI
Che Marte potesse aver ospitato acqua liquida sulla sua superficie lo sappiamo fin dalle prime immagini globali del pianeta ricevute negli anni settanta dal Mariner 9. Fotografie di lunghi fiumi sinuosi e canali ora prosciugati e di strette vallate che, almeno apparentemente, sembravano essere state scavate dalla furia dell’acqua hanno alimentato da decenni le speranze degli scienziati di trovare indizi di un passato climatico meno arido e potenzialmente capace di ospitare la vita. Ma a queste domande sono sempre mancate prove dirette. Strutture simili infatti si possono formare anche senza l’intervento dell’acqua ed è proprio questa ricerca che ha mosso e muove ancora oggi i ricercatori che progettano le navicelle che le agenzie spaziali che hanno mandato su Marte. Al “coro di voci” che ci giungono dai satelliti artificiali che oggi studiano il Pianeta Rosso si unisce “forte e chiara” quella della navicella spaziale europea Mars Express. Da questo satellite artificiale arrivano in questi giorni, per voce degli scienziati che studiano i dati trasmessi quotidianamente dalla navicella, le prove concrete sull’esistenza di giacimenti di ghiaccio puro sotto la sua superficie – oltre a quello contenuto nei poli – e di nuovi importanti indizi sull’antica esistenza di mari superficiali. Un’esistenza durata abbastanza a lungo da lasciarne una traccia indelebile nelle rocce del pianeta. Questo marito va ad uno strumento chiamato OMEGA ed al team di scienziati che processa i dati che raccoglie. Compito di OMEGA (uno spettrometro che funziona nelle radiazioni del visibile e dell’infrarosso) è identificare i minerali superficiali del pianeta per cercare una relazione fra la loro distribuzione ed attività climatiche passate, alla ricerca di una sua presunta antica “abitabilità”. I minerali maggiormente “ricercati” sono gli idrati e i solfati, che nella loro componente cristallina contengono acqua e quindi implicano un loro lungo contatto con essa. OMEGA ha scoperto numerosi giacimenti di philosilicati (quali l’argilla) e di idrati di solfato. Grandi quantità di philosilicati (argille) sono stati scoperti nelle regioni d’Arabia Terra, Terra Meridiani, Syrtis Major, Nili Fossae e Mawrth Vallis, sotto forma di depositi scuri o affioramenti molto erosi. A differenza dei philosilicati, che si formano dalla trasformazione di rocce ignee a contatto con l’acqua, gli idrati di solfato nascono da depositi di evaporazione di acque salate meglio ancora se acide (un indizio scoperto da Opportunity negli affioramenti di gessi e solfati scoperti nella piana di Meridiani). Express ha trovato questi minerali nelle grandi stratificazioni che scendono a picco delle pareti della Valles Marineris, in estesi depositi affioranti nella Terra Meridiani, e frammisti alle dune scure che circondano il circolo polare artico. Lo studio su questi ritrovamenti apre un nuovo capitolo sulla mineralogia del pianeta e sulla sua storia passata. La presenza di argille, depositi di gessi e solfati, linee costiere non fanno altro che avvalorare un passato molto umido del pianeta, un lungo periodo di tempo che se ha avuto la possibilità di determinare simili cambiamenti ha anche potenzialmente potuto ospitare la vita. Questo passato, ora giace sepolto sotto strati di polvere, ma queste prove sebbene ben celate sotto la superficie ora cominciano a “venire a galla” grazie alla perizia degli ingegneri che progettano le navicelle ed agli scienziati che analizzano i dati che esse ci trasmettono. (Copyright testi & fotocomposizioni - pianeta-marte.it)
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Images and additional information about the project are available from ESA - Credits: ESA/DLR/FU Berlin (G. Neukum) |