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In
accordo al nuovo programma NASA per l’esplorazione di Marte denominato Scout
(complementare al Mars Exploration Program, ma più economico in quanto prevede
una spesa globale che non superi i 325 milioni di dollari), l’Università
dell’Arizona ha avuto il “via libera” per costruire Phoenix (Fenice), un
laboratorio che sarà principalmente composto da strumenti (aggiornati) già
costruiti, ma che non hanno mai potuto “volare” perché previsti per la missione
Mars Surveyor Lander 2001, cancellata dopo il doppio fallimento del Mars Polar
Lander e del Mars Climate Orbiter (1999).
In programma
per essere lanciato nel 2007, “Phoenix” si poserà l’anno successivo in un’area
del polo nord marziano che, recentemente, la navicella “Mars Odyssey” ha
confermato essere principalmente costituita da ghiaccio (almeno un 80% in volume
di giaccio d’acqua nei primi trenta centimetri della superficie). Il suo
obiettivo quindi sarà la prima analisi (sub superficiale) di permafrost
esistente su di un altro pianeta extraterrestre. Per questo motivo il
laboratorio, alimentato da batterie con ricarica a pennelli solari, sarà dotato
di un braccio che scaverà in
profondità sulla superficie per recuperare campioni da sottoporre (al proprio
interno) a minuziosi studi chimici e geologici. Peter Smith,
dell’Università dell’Arizona, a Tucson, e Team Leader di “Phoenix”, ha
dichiarato che nel luogo che sarà prescelto per lo sbarco sarà teoricamente
possibile trovare condizioni stabili per la presenza di vita, condizioni che
“Phoenix”, una volta raggiunta con successo la superficie, sarà in grado di
verificare eseguendo analisi estremamente accurate. In aggiunta agli strumenti
aggiornati, “Phoenix” avrà una moderna telecamera stereo a colori ed un braccio
robotico. Le capacità d’analisi del lander permetteranno agli scienziati di
caratterizzare con precisione il ghiaccio, il terreno e le rocce che saranno
accessibili al braccio, ed a raccogliere nuovi dati sul clima esistente ai poli
marziani.
Inclusa
negli strumenti di bordo ci sarà anche una telecamera-microscopio capace
d’ingrandire particolari fino ad una scala di 10 nanometri (e quindi d’osservare
dettagli 1000 volte più piccoli d’un capello umano), mentre altri strumenti
provvederanno alla ricerca di molecole organiche potenzialmente presenti nei
campioni osservati. A bordo troverà posto anche un analizzatore termico di gas
(TEGA) dello stesso tipo che era presente sul Mars Polar Lander, la navicella
che si è schiantata (con molta probabilità) sulla superficie di Marte nel
dicembre del 1999. Il TEGA (o meglio Thermal and Evolved Gas Analyzer) era stato
progettato e costruito proprio all’Università dell’Arizona, da William Boynton
scienziato e
co-investigatore nella nuova Missione Phoenix. Sia Smith che
Boynton, avevano avuto responsabilità su alcuni degli strumenti trasportati
dallo sfortunato Mars Polar Lander. Gli
obiettivi di “Phoenix”, il cui nome come avrete capito si ispira alla fenicie,
il mitico uccello che rinasce della proprie ceneri (per via del riutilizzo di
attrezzature destinate ad un laboratorio mai partito ma ancora ben conservati al
JPL), sono principalmente due.
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Fornire una
collocazione storica precisa della presenza d’acqua su Marte, chiave di volta
per comprendere i grandi e catastrofici eventi climatici che hanno attraversato
il pianeta nel corso di milioni d’anni.
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Cercare
evidenze di microclimi e/o nicchie biologiche, capaci di supportare la vita.
Smith
guiderà il Progetto Phoenix in partnership con il Jet Propulsion Laboratory
(JPL) di Pasadena, in California, e la Lockheed Martin Space Systems di Denver, in
Colorado, che si occuperà della costruzione del lander. L’Agenzia Spaziale
Canadese, inoltre, si occuperà dell’impianto d’analisi dell’atmosfera che
includerà anche un Light Detection And Ranging (LIDAR), appositamente dedicato
allo studio del clima polare. la Missione
“Phoenix”, prima missione “Scout” della NASA, e stata scelta a fronte di una
gara che ha visto in lista altri tre interessanti progetti, che hanno coinvolto
università e laboratori sparsi in tutti gli Stati Uniti ed all’estero.
Gli altri tre
competitori erano un aeroplano, un orbiter ed una navicella per il recupero di
particelle di sabbia dall’atmosfera marziana. La scelta definitiva ha impegnato
la NASA per oltre un anno.
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Phoenix
è un laboratorio d’analisi fisso, dotato di gambe di supporto e retrorazzi,
studiato per scendere sulla regione polare nord di Marte (circa a 70° Nord
di latitudine), scavare gli strati superficiali della crosta ghiacciata
(utilizzando il suo braccio robotico) per raggiungere ed analizzare il
ghiaccio scoperto nel 2002 dalla missione orbitale Odyssey. La storia di
questo ghiaccio e la sua interazione con l’atmosfera marziana sarà oggetto
di studi per una durata di tre mesi (missione primaria). Le operazioni di
superficie sono state pianificate in relazione alla durata dei giorni
marziani, meglio conosciuti come “sol”, che sono circa 40 minuti più lunghi
di quelli terrestri. Con la partenza fissata ad agosto del 2007 e la discesa
prevista a maggio del 2008, il team che programma la missione ha già
pianificato la sequenza delle attività per le prime due settimane di
missione (dei tre mesi minimi di missione primaria). Immediatamente dopo la
sua discesa (sol 0) Phoenix aprirà i pannelli solari ed estenderà il
supporto delle telecamere
SSI (Stereo Imager) per riprendere le prime immagini. Alcune
ore dopo, eseguito un check up del sistemasi arriveranno alle stazioni a
Terra i primi dati registrati durante l’avvicinamento e l’atterraggio (EDL)
e le immagini riprese dal
MARDI (Mars Descent Imager), che permetteranno
così d’identificare con esattezza il luogo in cui si trova lander. Il giorno
seguente gli altri strumenti (MET
- Meteorology Suite,
TEGA - Thermal Evolved Gas Analyzer,
MECA - Microscopy Electrochemistry & Conductivity Analyzer,
RAC - Robot Arm and Camera)
inizieranno le loro attività insieme al braccio robotico (RA
- Robot Arm), e si procederà ai preparativi per il primo “sondaggio”
del suolo che avverrà, se tutto andrà bene durante il 4 sol. Le operazioni
di scavo ed analisi dureranno per tutti i 90 sol di missione primaria, con
il braccio robotico impegnato almeno 2/3 ore ogni sol nello scavare e
campionare tutto il suolo raggiungibile.
Le
analisi meteorologiche permetteranno di studiare, oltre alla situazione
climatica, il quantitativo di vapore acqueo che stagionalmente migra verso
l’atmosfera. Le
differenze climatiche del passato potranno essere recepite dall’analisi
degli strati di ghiaccio, mentre uno spettrografo di massa, sensibile alle
molecole organiche ci darà una misura indicativa sulla “abitabilità” del
ghiaccio per forme di vita microbica o vegetale.
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Per
rispondere adeguatamente a queste risposte Phoenix utilizzerà tecnologie
avanzate ed allo “stato dell’arte”.
Il
braccio robotico RA
(Robotic Arm)
Estremamente robusto ed affidabile, è stato costruito dal
Jet Propulsion Laboratory (JPL) ed avrà il compito di scavare nel suolo –
la cui consistenza è sconosciuta - fino a raggiungere il sottostante
livello ghiacciato per raccogliere campioni da inserire nei laboratori
TEGA e MECA (che si trovano sul deck del lander) allo scopo di analizzare
la composizione chimica, geologica ed esobiologica dei campioni.
Lo
spettrometro di massa TEGA
(Thermal and Evolved Gas Analyzer).
Costruito
dalla Università dell’Arizona (Texas, Dallas), è in grado di tracciare la
composizione chimica della materia analizzata, è una combinazione fra uno
spettrometro di massa portatile ed un fornetto che scalderà i campioni per
liberarli dalle loro componenti volatili (che saranno a loro volta
analizzate).
Il
laboratorio chimico ed esobiologico MECA
(Microscopy, Electrochemistry, and Conductivity Analyzer).
Progettato ed
assemblato dal JPL, è costituito da un insieme di micro-laboratori (di
tipo ospedaliero e forniti da vari istituti come l’Università di Neuchatel,
Svizzera) in grado di analizzare - se alla sua portata - la presenza di
vita o antiche tracce della stessa.
 Il
braccio robotico porterà alla sua estremità – appena sopra alla paletta -
un sistema ottico/analizzatore RAC (Robotic Arm Camera).
Costruito
dalla Università dell’Arizona e dall’Istituto Max Plank (Germania), che
permetterà fotografie ravvicinate dei campioni e del suolo.
 Le
immagini da Marte ci giungeranno attraverso le lenti ed i sensori CCD del
sistema ottico SSI (Surface Stereo Imager) e durante la discesa dal
MARDI (Mars Descent Imager).
Entrambi
i gruppi ottici sono forniti dalla Malin Space Science
Systems ormai una autorità in questo campo vista l’esperienza acquisita
nelle ultimissime missioni su Marte.
Interessantissima la stazione climatica e meteorologica MET (Meteorological
Station).
Fornita dalla Agenzia Spaziale canadese, segna un importante ritorno alla
ricerca di tracce di vita dai tempi dei Viking e il primo coinvolgimenti
diretto di importanza rilevante per la Agenzia canadese.
Alla
collaborazione internazionale per la prima missione polare statunitense
partecipano anche l’Università di
Copenhagen (Danimarca)
e l’Istituto Meteorologico Finlandese.
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