1.10.08 (Sol 128) – LA NEVE DI MARTE

 

Phoenix ha rilevato la caduta di neve dalle sovrastanti nuvole che periodicamente attraversano i cieli polari. L’importante scoperta è stata fatta dal laser montato a bordo del lander ed impiegato per misurare l’interazione dell’atmosfera con la superficie del pianeta. La neve sublimava prima di cadere e per questo motivo non si è vista posarsi intorno al lander come accadrebbe sulla terra. Ci sono, però segni che questo potrebbe accadere e si sta freneticamente lavorando per affinare gli strumenti e verificare l’ipotesi. E’ la prima volta che si scopre questo fenomeno su Marte, anche se era evidente che in passato era accaduto più volte ed anche copiosamente stando alle letture dalle stratificazioni presenti nei ghiacci del polo. Phoenix sta cercando ulteriori tracce di carbonato di calcio e argilla, rilevate dagli strumenti di bordo. Questi composti sono l’evidente prova dell’interazione dell’acqua con i minerali presenti nell’area. I dati raccolti dai laboratori di Phoenix sono tantissimi, e gli studiosi sono talmente presi dalla loro ricezione, interpretazione ed analisi da rallentare l’intero processo di divulgazione finale alla comunità scientifica ed alla stampa fino a che questi siano assolutamente certi. Il lander, atterrato al polo nord il 25 maggio di quest’anno, ha già confermato la presenza di ghiaccio d’acqua al polo, ma la domanda principale non ha ancora ottenuto una risposta: questa regione è stata (o lo è ancora) in grado di ospitare la vita. E’ una corsa contro il tempo. La missione programmata per durare tre mesi sta ora entrando nel suo quinto mese di vita, ma l’energia di bordo, data da una serie di celle solari e batterie, non potrà durare ancora per molto dato l’avanzare dell’inverno polare ed l’abbassarsi del Sole all’orizzonte. Prima che l’energia venga a mancare, il team di bordo tenterà di attivare il microfono che la Planetary Society ha costruito per questa missione. Se l’esperimento funzionerà potremo udire i suoni del pianeta, i rumori delle apparecchiature del lander e del vento che giornalmente spazza la superficie. Un esperimento dl carattere simbolico ma psicologicamente importante, per una conclusione trionfale di questa storica missione che difficilmente potrà continuare dopo il mese d’ottobre.

 

(Copyright testi & fotocomposizioni - pianeta-marte.it)

 

 

 
   

Immagine a colori ripresa dal microscopio che ci mostra i granelli rossicci di uno dei campioni prelevati del braccio di Phoenix, prima di essere inserito nel TEGA.

   

L'analisi dei campioni prelevati ha dimostrato la presenza di acqua, argille e carbonati. Tutti elementi chiave per sostenere una vita microbiologica al polo. La domanda ora è: esiste vita indigena su Marte e se si, saremmo in grado di riconoscerla?

 

 

 
 

                             North Pole Chronicle

 

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NASA The Phoenix Mission is operated for NASA by the Lunar and Planetary Laboratory at the University of Arizona in partnership with the Jet Propulsion Laboratory, Lockheed Martin and the Canadian Space Agency.

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