29.05.08 (Sol 5 ) - Le stupefacenti foto della discesa ripresa da MRO.

 

 

Nella foto a sx si vede distintamente il paracadute aperto e la back-shell alla quale è attaccato Phoenix

 

 

L'area d'atterraggio sono visibili il lander il paracadute ancora unito alla back-shell e il punto in cui lo stesso è caduto rimbalzando.

 

 

Il lander con i pannelli solari aperti. La forte colorazione azzurra è stata amplificata per rendere meglio visibili i particolari

 

 

La bandiera americana ed il DVD nel quale, per iniziativa della Planetary society sono registrati i nomi di tutti suoi soci. Presto sarà messo in funzione il microfono di bordo ed oltre ad avere giornalmente le previsioni del tempo al polo nord grazie alla stazione meteorologica integrata nel lander, potremo anche sentire il rumore del vento!

 

26.05.08 – CACCIA AI MARZIANI: Phoenix E' SU MARTE

 

Dopo un lungo viaggio nelle fredde desolazioni dello spazio Phoenix ha finalmente raggiunto Marte, dopo un’entrata fiammeggiante nella sua tenue atmosfera, si è posato sulla scoscesa superficie ghiacciata del Polo Nord per iniziare una sessione di analisi che da programma dovrebbe durare almeno 90 giorni.

L’entrata è stata regolare, ed in sette minuti la sua velocità è passata da 21.000 km/h a 8 km/h. Scudo termico, paracadute e razzi frenanti (il Lander ha tre gambe d’appoggio e non sfrutta un sistema di airbag come per le precedenti missioni) hanno funzionato bene permettendo al Lander di posarsi.

L’entrata e l’atterraggio era La parte più difficile e rischiosa dell’intera missione. Lo è da sempre, quando si decide di far arrivare, scendere e posare sano e salvo, un lander su qualsiasi pianeta si decide di farlo, utilizzando solo matematica, traiettorie balistiche ed il fiero utilizzo dei razzi di frenata. L’ingresso in atmosfera è sempre un’impresa ad alto rischio, lo sanno tutti i tecnici della NASA, ed i fallimenti delle recedenti missioni marziane sono stati un monito ed una testimonianza per migliorare tutti i margini di sicurezza legati a Phoenix il cui nome evoca la rinascita proprio dalla fallita missione del Polar Lander. Una volta arrivato poi vi è ancora il pericolo di trovarsi su un crepaccio, un pendio troppo ripido o che una della gambe si appoggi su una roccia tale da far ribaltare la piattaforma tecnologica. In questo sono state utilissime le dettagliate immagini ricevute dal Mars Reconnaissance Orbiter per scegliere l’area a meno rischio.

Ora i tecnici stanno interpretando i dati telemetrici ricevuti durante la discesa (per decifrare le immagini ricevute durante l’avvicinamento alla superficie in modo d’individuare grazie a MRO l’esatta posizione del Lander). Presto conclusa la sequenza automatica si attiveranno gli strumenti e le telecamere di bordo che dovranno essere testate prima di iniziare l’esplorazione.

Contrariamente a quello che potremmo pensare Phoenix non è una missione di nuovissima tecnologia in quanto le sue parti sono componenti di riserva e back up di una missione cancellata nel 2001 dopo la perdita del Polar Lander e del Global Survey avvenuta nel 1999. La proposta di utilizzare questi componenti per tentare una nuova missione scientifica venne accettata dalla NASA nel 2002, e così dalle ceneri delle precedenti missione nacque Phoenix.

Phoenix è la più settentrionale delle missioni esplorative della NASA e sui campi ghiacciati del Polo Nord cercherà indizi sulla possibile abitabilità (in modo indiretto) del luogo a componenti batterici o vegetali (anche vissuti in passato). Per questo utilizzerà un braccio meccanico ed i laboratori di analisi che trasporta al suo interno.

 

LE PRIME IMMAGINI DA MARTE

   

 

NASA The Phoenix Mission is operated for NASA by the Lunar and Planetary Laboratory at the University of Arizona in partnership with the Jet Propulsion Laboratory, Lockheed Martin and the Canadian Space Agency.

UALPL

linearazzo.gif (489 byte)