Phoenix 2007

 

PHOENIX PRONTO PER SCOPRIRE LA VITA SU MARTE

 

L’Università dell’Arizona sarà la prima università a guidare una missione spaziale su Marte, la Phoenix Mars Mission, il cui lancio è programmato per il 3 agosto 2007.  Si tratta della prima missione polare statunitense ed il suo nome Fenice (si rifà all’uccello mitologico che rinasce dalle proprie ceneri e non a caso Phoenix rinasce dalla fallita missione del Mars Polar Lander ed utilizza apparecchiature che erano di un’altra missione cancellata, il Mars Survey 2001). Il lander si poserà sull’Artico marziano dopo 10 mesi di viaggio. Si tratta della prima missione NASA nell’ambito dello Scout Program, missioni complementari a quelle dell’Agenzia spaziale, ma gestite da Università o altri enti a costi contenuti.

 

I principali scopi della missione sono i seguenti:

 

  1. Verificare se l’artico marziano può sostenere la vita (così come noi la conosciamo);

  2. Studiare quale ruolo ha avito l’acqua nella zona in cui il lander si è posato;

  3. Registrare l’influenza che il clima marziano è soggetto alle dinamiche dei poli.

 

 

Il lander Phoenix è stato costruito dalla Lockheed Martin, utilizzando quanto già preparato per la cancellata missione del 2001 (il Mars Surveyor Program 2001) avvenuta per la perdita del Polar Lander.

 

Per rispondere adeguatamente a queste risposte Phoenix utilizzerà tecnologie avanzate ed allo “stato dell’arte”.

 

Il braccio robotico RA (Robotic Arm), estremamente robusto ed affidabile, è stato costruito dal Jet Propulsion Laboratory (JPL) ed avrà il compito di scavare nel suolo – la cui consistenza è sconosciuta - fino a raggiungere il sottostante livello ghiacciato per raccogliere campioni da inserire nei laboratori TEGA e MECA (che si trovano sul deck del lander) allo scopo di analizzare la composizione chimica, geologica ed esobiologica dei campioni.

 

 

Lo spettrometro di massa TEGA (Thermal and Evolved Gas Analyzer), costruito dalla Università dell’Arizona (Texas, Dallas), è in grado di tracciare la composizione chimica della materia analizzata, è una combinazione fra uno spettrometro di massa portatile ed un fornetto che scalderà i campioni per liberarli dalle loro componenti volatili (che saranno a loro volta analizzate).

 

Il laboratorio chimico ed esobiologico MECA (Microscopy, Electrochemistry, and Conductivity Analyzer), progettato ed assemblato dal JPL, è costituito da un insieme di micro-laboratori (di tipo ospedaliero e forniti da vari istituti come l’Università di Neuchatel, Svizzera) in grado di analizzare - se alla sua portata - la presenza di vita o antiche tracce della stessa.

 

 

Il braccio robotico porterà alla sua estremità – appena sopra alla paletta - un sistema ottico/analizzatore RAC (Robotic Arm Camera), costruito dalla Università dell’Arizona e dall’Istituto Max Plank (Germania), che permetterà fotografie ravvicinate dei campioni e del suolo.

 

 

Le immagini da Marte ci giungeranno attraverso le lenti ed i sensori CCD del sistema ottico SSI (Surface Stereo Imager) e durante la discesa dal MARDI (Mars Descent Imager), entrambi forniti dalla Malin Space Science Systems ormai una autorità in questo campo vista l’esperienza aquisita nelle ultimissime missioni su Marte.

 

 

Interessantissima la stazione climatica e metereologica MET (Meteorological Station) fornita dalla Agenzia Spaziale canadese, che segna un importante ritorno dai tempi dei Viking e il primo coinvolgimenti diretto di importanza rilevante per la Agenzia canadese.

 

 

 

 

Alla collaborazione internazionale per la prima missione polare statunitense partecipano anche l’Università di Copenhagen (Danimarca) e l’Istituto Meteorologico Finlandese.

 

 

(Copyright testi & fotocomposizioni - pianeta-marte.it)

NASA The Phoenix Mission is operated for NASA by the Lunar and Planetary Laboratory at the University of Arizona in partnership with the Jet Propulsion Laboratory, Lockheed Martin and the Canadian Space Agency.

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