Phoenix 2007

4.08.03 - La NASA sceglie il Mars Lander per la prima Mission "Scout”

In accordo al nuovo programma NASA per l’esplorazione di Marte denominato “Scout” (complementare al Mars Exploration Program, ma più economico in quanto prevede una spesa globale che non superi i 325 milioni di dollari), l’Università dell’Arizona ha avuto il “via libera” per costruire "Phoenix” (Fenicie), un laboratorio che sarà principalmente composto da strumenti (aggiornati) già costruiti, ma che non hanno mai potuto “volare” perché previsti per la missione Mars Surveyor Lander 2001, cancellata dopo il doppio fallimento del Mars Polar Lander e del Mars Climate Orbiter (1999).

In programma per essere lanciato nel 2007, “Phoenix” si poserà l’anno successivo in un’area del polo nord marziano che, recentemente, la navicella “Mars Odyssey” ha confermato essere principalmente costituita da ghiaccio (almeno un 80% in volume di giaccio d’acqua nei primi trenta centimetri della superficie). Il suo obiettivo quindi sarà la prima analisi (sub superficiale) di permafrost esistente su di un altro pianeta extraterrestre. Per questo motivo il laboratorio, alimentato da batterie con ricarica a pennelli solari, sarà dotato di un braccio che scaverà in profondità sulla superficie per recuperare campioni da sottoporre (al proprio interno) a minuziosi studi chimici e geologici.

Peter Smith, dell’Università dell’Arizona, a Tucson, e Team Leader di “Phoenix”, ha dichiarato che nel luogo che sarà prescelto per lo sbarco sarà teoricamente possibile trovare condizioni stabili per la presenza di vita, condizioni che “Phoenix”, una volta raggiunta con successo la superficie, sarà in grado di verificare eseguendo analisi estremamente accurate. In aggiunta agli strumenti aggiornati, “Phoenix” avrà una moderna telecamera stereo a colori ed un braccio robotico. Le capacità d’analisi del lander permetteranno agli scienziati di caratterizzare con precisione il ghiaccio, il terreno e le rocce che saranno accessibili al braccio, ed a raccogliere nuovi dati sul clima esistente ai poli marziani.

Inclusa negli strumenti di bordo ci sarà anche una telecamera-microscopio capace d’ingrandire particolari fino ad una scala di 10 nanometri (e quindi d’osservare dettagli 1000 volte più piccoli d’un capello umano), mentre altri strumenti provvederanno alla ricerca di molecole organiche potenzialmente presenti nei campioni  osservati. A bordo troverà posto anche un analizzatore termico di gas (TEGA) dello stesso tipo che era presente sul Mars Polar Lander, la navicella che si è schiantata (con molta probabilità) sulla superficie di Marte nel dicembre del 1999. Il TEGA (o meglio Thermal and Evolved Gas Analyzer) era stato progettato e costruito proprio all’Università dell’Arizona, da William Boynton scienziato e co-investigatore nella nuova Missione Phoenix. Sia Smith che Boynton, avevano avuto responsabilità su alcuni degli strumenti trasportati dallo sfortunato Mars Polar Lander.

Gli obiettivi di “Phoenix”, il cui nome come avrete capito si ispira alla fenicie, il mitico uccello che rinasce della proprie ceneri (per via del riutilizzo di attrezzature destinate ad un laboratorio mai partito ma ancora ben conservati al JPL), sono principalmente due.

·         Fornire una collocazione storica precisa della presenza d’acqua su Marte, chiave di volta per comprendere i grandi e catastrofici eventi climatici che hanno attraversato il pianeta nel corso di milioni d’anni.

·         Cercare evidenze di microclimi e/o nicchie biologiche, capaci di supportare la vita.

Smith guiderà il Progetto “Phoenix” in partnership con il  Jet Propulsion Laboratory (JPL) di Pasadena, in California, e la  Lockheed Martin Space Systems di Denver, in Colorado, che si occuperà della costruzione del lander. L’Agenzia Spaziale Canadese, inoltre, si occuperà dell’impianto d’analisi dell’atmosfera che includerà anche un Light Detection And Ranging (LIDAR), appositamente dedicato allo studio del clima polare.

la Missione “Phoenix”, prima missione “Scout” della NASA, e stata scelta a fronte di una gara che ha visto in lista altri tre interessanti progetti, che hanno coinvolto università e laboratori sparsi in tutti gli Stati Uniti ed all’estero.

Gli altri tre competitori erano un aeroplano, un orbiter ed una navicella per il recupero di particelle di sabbia dall’atmosfera marziana. La scelta definitiva ha impegnato la NASA per oltre un anno.

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