2001 Mars Odyssey News

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30.07.2003 - Acqua su Marte: nuova mappa dai Laboratori di Los Alamos

 L’Università dell’Arizona (Tucson) e i Laboratori Nazionali di Los Alamos, responsabili dello spettrometro a neutroni posto sulla navicella Odyssey, da più di un anno in orbita marziana, hanno rilasciato alla stampa una nuova incredibile mappa di Marte che mostra la distribuzione dell’acqua sul pianeta.  

Bill Feldman, capo ricercatore ai Laboratori di Los Alamos che analizzano i dati ricevuti dallo spettrometro a neutroni di Odyssey, mostrando la mappa alla stampa l’ha definita “mozzafiato” perché per la prima volta ci mostra come la distribuzione globale dell’acqua (sottoforma di permafrost) segue le maggiori caratteristiche superficiali del pianeta raggiungendo dei massimi (in percentuale) inaspettati nelle profondità della “Valles Marineris” e nell’area dei grandi vulcani marziani (Elysium Mons). Le misure ottenute mostrano che da 55 gradi di latitudine fino ai rispettivi poli, le presenza di permafrost raggiunge percentuali del 50%, il che significa che se si potesse prelevare un chilo di terreno in quelle aree, questo sarebbe composto da almeno mezzo chilo di ghiaccio.

La concentrazione d’acqua è sorprendentemente alta anche nelle zone equatoriali (più esposte al sole e quindi più calde) dove la percentuale di  ghiaccio raggiunge una media del 10%. A queste latitudini risaltano due grandi aree, si tratta della “Arabia Terra” (un deserto di 3000 km/q) ed un’altra area diametralmente opposta dove le percentuali rilevate sono ancora maggiori. Un dato inaspettato che richiederà nuove misurazioni ed ancora profondi esami.

Le analisi non sono attualmente in grado di darci la quantità d’acqua presente sotto la superficie, ne di mostraci la stratigrafia dei depositi scoperti, al momento può solo di mostraci che abbondanti depositi di permafrost (ghiaccio d’acqua) è presente vicino alla superficie in vaste aree del pianeta.

Alcune teorie indicano che questi depositi si estendono in profondità, forse per chilometri, se ciò si rivelasse vero si darebbe una risposta definitiva su dove sia finita l’acqua che un tempo, quando il pianeta era più caldo, scorreva libera sulla sua superficie.

Attualmente esistono due ipotesi altrettanto valide che spiegherebbero l’abbondante presenza di acqua sotto la superficie. La prima indica che le vaste aree di ghiaccio d’acque presenti ai poli possano essere la fonte diretta dell’acqua sub-superficiale presente all’equatore. La pressione data dell’enorme spessore delle calotte potrebbe da sola generare una sorta di riscaldamento del terreno sottostante determinando lo scioglimento del ghiaccio sottostante e alimentando così un sistema idrico sub-superficiale planetario. La seconda teoria si allinea alla scoperta che circa un milione di anni fa l’asse del pianeta si è spostato, per un evento violento quale l’impatto di una cometa, di circa 35°. Questa catastrofe avrebbe potuto causare il rapido scioglimento delle calotte polari e determinare un breve periodo di presenza d’acqua nell’atmosfera. In seguito al nuovo raffreddamento globale di Marte, l’acqua sarebbe gelata sulla superficie, ed assorbita chimicamente dal terreno “affamato” d’idrogeno.

Lo spettrometro a neutroni è uno strumento costruito dai Laboratori di Los Alamos, sensibile ai cambiamenti dello stato dei neutroni che emergono dal sottosuolo di Marte (sollecitati dal continuo bombardamento da parte dei raggi cosmici), con una energia tale da raggiungere i sensibili strumenti di Odyssey. Tramite la misurazione dei neutroni e dei loro cambiamenti, lo spettrometro (uno strumento le cui origini risalgono agli anni della guerra fredda, e che fu costruito per monitorare la presenza di armi di distruzione di massa nascoste da potenze ostili) è in grado di misurare indirettamente (anche) la quantità di idrogeno (forte indicatore di presenza d’acqua in tutti i suoi stati fisici) presente sotto la superficie di Marte. In questo caso si tratta di ghiaccio misto a terreno, ma non si esclude che in futuro nuovi e più sensibili strumenti evidenzino la presenza di acqua allo stato liquido a profondità maggiori.

La nuova mappa unisce i dati dello spettrometro di Odyssey a quelli ricevuti dall’altimetro del Mars Global Surveyor (MOLA) associando così la presenza delle zone umide alle strutture superficiali del pianeta.

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I commenti delle foto provengono direttamente dal sito del JPL

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