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15.01.09 – METANO FONTE DI
VITA
Marte oggi è conosciuto
come un mondo freddo, arido e molto polveroso. Non vi sono tracce di vita
d’alcun genere in superficie né si hanno elementi probanti che ve ne siano
al di sotto, in anfratti o caverne. Quel che è peggio poi per gli
esobiologi (gli studiosi di vita aliena) è sapere che il pianeta si trova in
queste condizioni da almeno 2 miliardi di anni, e se mai la vita si era
formata ai suoi albori ora sarebbe irrimediabilmente scomparsa.
Tutte le nostre osservazioni però ci mostrano chiare evidenze di un passato
planetario “umido”. Sono numerosissime, infatti, le impronte lasciate
dall’acqua sulle rocce, evidenti al punto da essere visibili alle navicelle
che orbitano a chilometri d’altezza. In superficie poi i robot geologi
Spirit e Opportunity hanno trovato prove concrete della passata
esistenza di acqua sul pianeta (almeno nelle aree da loro osservate). Fra
queste scoperte certamente la più recente e importante riguarda il Mars
Reconnaissance Orbiter (MRO), che ha registrato la presenza di carbonati
derivati dalla alterazione dell’ olivina. In presenza d’acqua questo
minerale si ricombina e trasforma in carbonati, ma sono necessari tempi
lunghissimi, anche migliaia e migliaia di anni d’esposizione all’acqua.
L’abbondante presenza di questa combinazione di minerali ha convinto gli
scienziati a spostare la data d’inizio della desertificazione marziana da
3,5 ad “appena” 2 miliardi di anni fa.
La
causa principale delle attuali condizioni di Marte, sono da ricercare nelle
sue ridotte dimensioni planetarie, e nella sottigliezza dell’atmosfera,
fattori che hanno impedito all’acqua di rimanere stabile per tempi
geologicamente impartanti. Trovandosi in uno stato instabile e sottoposta ad
un violento bombardamento solare, con il passare delle ere l’acqua ha finito
con l’evaporare del tutto, migrando nello spazio, sotto la superficie come
permafrost (ghiaccio misto a roccia) o ai poli in forma di ghiaccio.
Dato
che l’acqua è un elemento fondamentale per la presenza di vita, almeno come
la conosciamo noi sulla Terra, la scoperta di MRO aumenta, anche se di poco,
le probabilità che sul pianeta la vita si sia conservata uno stato latente o
rallentato in particolari nicchie.
In
questo complicato scenario, la scoperta di metano nell’atmosfera marziana
(ottenuta per la prima volta nel 2003, grazie ad osservazioni astronomiche,
e poi confermata della navicella europea Mars Express) ha aumentato le
speranze di trovarsi di fronte ad una prova evidente di vita marziana. E’
pur vero che il metano può avere origini vulcaniche che nulla hanno a che
fare con la vita, ma ciò non sminuisce l’importanza della scoperta, poiché
per la prima volta abbiamo la prova che Marte non è un pianeta “morto” come
si credeva, ma un sistema ancora “vivo”.
Il metano è un gas che non può resistere per molto tempo nell’atmosfera
marziana, ricca d’anidride carbonica. Questo gas, infatti, degraderebbe nel
giro di circa 300 anni senza lasciare traccia alcuna traccia. Per questo
motivo agli scienziati venne il sospetto (o speranza) che vi potessero
essere fonti attive d’emissione al di sotto della superficie del pianeta che
potessero mantenere il metano presente. Osservazioni continuate dalla NASA
hanno confermato agli inizi dell’anno, l’esistenza di rilasci sporadici di
metano provenienti sempre dalle stesse aree ed in quantità importanti di
questo gas.
Il metano (quattro atomi di idrogeno legati ad uno di carbonio) è un
idrocarburo molto comune sulla Terra, ed è principalmente usato per
ricavarne energia. In massima parte è di natura organica preistorica, ed è
ricercato per l’industria, l’auto-trazione e il riscaldamento. Questo gas
può essere di origine vulcanica, ma viene anche “prodotto naturalmente” dal
metabolismo (digestione) degli animali (quindi anche dall’uomo). A solo
titolo di curiosità si pensi che la principale fonte di inquinamento oggi,
per emissioni di questo gas (che ha effetti sul riscaldamento globale
terrestre) è causato dalle innumerevoli mandrie di mucche che sono allevate
sul nostro pianeta allo scopo di nutrirci.
Ad
ogni modo se le emissioni marziane di metano sono di origine biologica
queste possono solo derivare da organismi che si trovano sotto la sua
superficie, dove le mortali radiazioni solari non possono penetrare (su
Marte non esiste il benefico filtro dell’ozono). Ovviamente è necessario che
queste aree di “vita” siano relativamente calde e vi sia anche dell’acqua.
Questa ipotesi è avvalorata dalla recente scoperta sul nostro pianeta di un
certo tipo di batteri (chiamati metanogeni) che sono stati trovati a
profondità variabili da 2 a 3 chilometri. In queste zone la naturale
radioattività del suolo interagisce con le molecole d’acqua scindendole in
idrogeno e ossigeno e con il carbonato di cacio. In queste condizioni,
quindi senza ossigeno e luce solare, i batteri hanno imparato ad utilizzare
l’idrogeno come energia e sintetizzare le altre molecole generando come
sottoprodotto del metano. E’ quindi più che mai possibile che anche su Marte
vi possano essere situazioni simili. Batteri alieni antichissimi
sopravvissuti all’olocausto della desertificazione in aree sepolte dove sono
presenti questi componenti (elementi radioattivi, ghiaccio, biossido di
carbonio). Il gas da loro formato emergerebbe poi in superficie attraverso
fessure naturali del suolo e finirebbe nell’atmosfera.
Come
già detto il metano può anche essere di origine vulcanica ma, fino ad oggi,
i geologi non hanno trovato elementi tali da far pensare che vi siano
situazioni geologiche attive su Marte. Per questo motivo vi sono discrete
speranza che nei luoghi dove vi sono queste emissioni si possa arrivare a
scoperte d’importanza eccezionale.
Il
team della NASA è arrivato a queste conclusioni dopo aver tenuto sotto
osservazione Marte per diversi anni utilizzando il proprio telescopio a
infrarossi, utilizzato dalla università delle Hawaii, e attraverso il
telescopio W. M. Keck, entrambi siti presso l’osservatorio di Mauna Kea,
nelle isole Hawaii. Gli strumenti adottavano un sistema discriminante che
dava l’assoluta certezza di osservare emissioni sul pianeta e non metano
presente nell’atmosfera terrestre.
Durante queste osservazioni sono state osservate numerosi rilasci di gas
nell’atmosfera anche di grandi quantità, in occasione dei cambiamenti
stagionali, il che indica che probabilmente si tratta di frattura del
permafrost dovute alle variazioni di temperatura, attraverso le quali il gas
riesce a filtrare. In alcuni casi le emissioni erano accompagnate anche da
vapore acqueo. Le arre principali di emissione sono state identificate
nella Arabia Terra, la regione Nili Fossae, e a sud est del
quadrante di Syrtis Major, dove esistono le vestigia di un antico
vulcano. Saranno queste con molte probabilità le regioni che saranno
esaminate per far scendere il Mars Science Laboratory il cui compito sarà di
cercare su Marte tracce di vita.
(Copyright
testi & fotocomposizioni - pianeta-marte.it - immagini
NASA/JPL/University of Arizona
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