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Il fiuto DI UN CANE per trovare batteri marziani sulla Terra

 

Mentre navicelle e robots sono su Marte alla ricerca di vita marziana, qui da noi continua la polemica intorno alle presunte evidenza di batteri fossili ritrovati, secondo alcuni scienziati, all'interno dei meteoriti marziani ALH84001 e EETA 79001. Gli scettici avevano argomentato che le presunte strutture fossili altro non sono che formazioni semplicemente chimiche poiché per generarsi necessitano di temperature molto alte, troppo per permettere la vita.

A smentire questa teoria è la recente  la pubblicazione (gennaio 2004), d'un articolo da parte di due ricercatori Australiani che, con l'aiuto del sensibile fiuto di un cane di razza Tamarind, incrocio fra un Dingo e un un Kelpie, hanno studiato decine di batteri diversi, la cui struttura interna ben s'accorda con le tracce fossili ritrovate negli snickers. I batteri in questione prosperano nel pantano della baia di Moreton, che si trova nel Queensland Australiano. E' proprio grazie all'odore che emanano le zone dove si trovano questi batteri, che il piccolo segugio riesce ad individuarli. Il cane viene lasciato andare nella vegetazione, e quando ritorna con il muso sporco di fango, questo viene raccolto degli scienziati per essere analizzato. Secondo il Dr Taylor, l'esame microscopico degli 82 batteri studiati hanno mostrato di contenere almeno undici caratteristiche che si ritrovano anche nei presunti fossili di batteri marziani. Incluso quelle strutture che gli scettici sostengono si possano formare solo a temperature molto alte. Queste microstrutture, che somigliano alle cartilagini che si trovano fra le vertebre nei mammiferi, ma ovviamente parliamo di particolari visibili solo con un microscopico elettronico in luce ultravioletta sono, secondo Taylor, una prova sicura come lo può essere il ritrovamento d'uno scheletro di Tirannosauro Rex. Lo studio di queste finissime strutture nei batteri terrestri, è stato sempre  trascurato per le difficoltà implicite nell'osservazione, difficoltà risolte dal professor Lucas Heights, dell'Università del Queensland, utilizzando per illuminazione gli UV .

Una delle conseguenza di questa scoperta, se fosse mai confermata, è che le evidenze presenti nei meteoriti marziani sono molto molto antiche, almeno di 4 miliardi di anni fa, apparentemente molto prima che la vita iniziasse sulla Terra.

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