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alh2.jpg (26636 byte)Nuove Prove a favore di ALH84001

 

E' incredibile come un meteorite grosso quanto una palla da baseball continui a mantenere acceso il dibattito fra chi sostiene che esso contenga tracce di primordiali forme di vita marziana, e chi invece dichiara che le stesse altro non sono che un prodotto di reazioni inorganiche.

 

 

Micrografia di ALH84001

 

Da quando sono state rese note le sue peculiarità molti Istituti ed Università hanno continuato ad analizzare piccoli campioni del meteorite che, come sappiamo, è stato strappato dal suolo marziano da una immane impatto meteoritico che, miliardi di anni fa, lo ha scagliato nello spazio fino a farlo ricadere sulla Terra. Le ultime notizie a favore sono state pubblicate sul Giornale  della Società Internazionale della Geochimica e Meteorologia (dicembre 2000), da parte di un piccolo gruppo di ricercatori dello Iowa State Università, guidato dal Dott. Dennis Bazylinsky. Gli studiosi hanno individuato con grande sorpresa dei minuscoli cristalli di magnetite (di 10-200 nanometri), che  per forma e dimensioni e purezza chimica ricordano inequivocabilmente quelli che batteri terrestri denominati magnetotattici,  producono e inglobano nelle loro cellule per aiutarsi nell'orientamento. Cristalli di magnetite possono formarsi anche grazie a reazioni chimiche inorganiche ma, in questo caso, i cristalli sarebbero di dimensioni maggiori, meno puri e di forma irregolare.

Tutti noi sappiamo che Terra e Marte (così come per Mercurio e Venere) hanno avuto una origine comune che, circa 4,5 miliardi di anni fa, li hanno portati a svilupparsi in modo analogo. Questo fatto porta a credere con verosimile certezza che 3,5 miliardi di anni fa, quando  sulla Terra si svilupparono le prime rudimentali forme di vita lo stesso accadde anche su Marte, allora dotato di una atmosfera molto più spessa e con la superficie in parte ricoperta dall'acqua.

 

 

 

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(10/03/2000)

Nuove prove contro prove di vita marziana su ALH84001

L’ipotesi che ALH84001 contenga prove di un’antica vita marziana ha subito un altro duro colpo.

Ricercatori della University of California, San Diego, (UCSD) hanno pubblicato sulla rivista NATURE, un articolo nel quale dichiarano che l’alta concentrazione di isotopi di zolfo contenuta nei (presunti) meteoriti marziani è dovuta, con ogni probabilità, a processi fotochimici e non organici.

Ricercatori di numerose università americane ed europee, avevano mostrato un particolare interesse per la grande presenza d’isotopi di zolfo all’interno dei meteoriti marziani, in special modo dopo la scoperta di ALH84001 che aveva riacceso il dibattito della comunità scientifica sulla presenza di vita su Marte, poiché la genesi di tali isotopi sulla Terra è principalmente dovuta a fattori biologici.

Infatti gli organismi viventi sono i migliori veicoli di separazione fra i vari isotopi scegliendo un determinato tipo a favore di un altro. Per questo nelle rocce terrestri, quando s’incontrano grosse differenze fra i vari isotopi generalmente se ne attribuisce la paternità ad attività biomolecolari.

Per verificare se lo stesso processo è avvenuto su Marte, Mark Thiemens, leader del team di ricerca dell’UCSD, ha effettuato una accurata indagine su cinque campioni di meteoriti marziani. Questi studi, combinati con le attuali conoscenze sulla composizione dell’atmosfera di Marte, ha portato alla conclusione che sul pianeta rosso la presenza di variegate quantità di isotopi di zolfo sia dovuta esclusivamente ad un processo fotochimico e non biologico.

I risultati della ricerca saranno presentati dal Team alla fine di Marzo durante l’annuale Lunar and Planetary Sciences Conferences che si terrà a Houston.

Le conclusioni dell’UCSD porteranno nuovi fiumi di polemiche fra sostenitori e detrattori della vita su Marte, ampliando ulteriormente un dibattito che potrà concludersi solo quando potremo avere modo di analizzare e confrontare direttamente molti campioni di suolo marziano, e forse non basterà ancora a definire se su Marte ci sia, o coi sia mai stata vita.

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