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Il
28 giugno 1911una meteora esplose sopra la città egiziana di El-Nakhla. La
roccia si ruppe in almeno 40 frammenti uno dei quali uccise un cane (ma il fatto
non è stato mai provato).
Molti anni più
tardi il meteorite di Nakhla fu identificato come appartenente al gruppo
di meteoriti che si ritiene provenienti da Marte e chiamati SNC (un sottogruppo
dei quali è ora chiamato
nakhliti).
La roccia di
Nakhla è per la maggior parte composta da roccia ignea ed ha una datazione radio
carbonio di circa 1.3 miliardi di anni molto più giovane del celebre ALH 84001.
L’esame delle argille contenute al suo interno dimostrerebbero che la roccia sia
stata a lungo a contatto con l’acqua e questo almeno 600 milioni di anni fa.
Uno di questi
frammenti, lungo 12 cm, nel 1999 è stato al centro del dibattito scatenato dai
ritrovamenti apparentemente biologici scoperti in ALH 84001, ma fu presto
scartato per la sua troppo giovane età, corrispondente ad un periodo geologico
marziano sicuramente arido e privo d’acqua.
Recentemente
– 8 febbraio 2006 – nuove analisi del meteorite hanno portato alla scoperta di
altre evidenze che indicherebbero la presenza di vita marziana. Un campione di
Nakhla è stato sottoposto ad una nuova indagine esobiologica presso il Museo di
Storia Naturale di Londra. I ricercatori hanno così trovato sostanze ricche di
carbonati che riempiono minuscole crepe e pori della pietra. Questo materiali
somiglia in maniera impressionante per collocazione e
quantità
chimica ad analoghi di rocce vulcaniche terrestri che si trovano sui fondali
oceanici e i cui interstizi sono stati riempiti da carbonati originati da
microbatteri. Le misure e la collocazione dei carbonati fanno ritenere con
relativa sicurezza che quanto ritrovato all’interno del meteorite non sia opera
di una contaminazione terrestre.
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