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Di Isabella Memmi Turbanti
Dipartimento di Scienze della Terra - Via
Laterina 8 – 53100 SIENA
I Biominerali sono il
risultato di processi mediante i quali gli organismi viventi formano fasi
minerali inorganiche o organiche con struttura cristallina, paracristallina
o amorfa, il cui studio prevede il coinvolgimento di più discipline quali la
mineralogia, la biologia animale e vegetale, la chimica, la medicina.
Le
funzioni dei biominerali sono prevalentemente meccaniche e di sostegno
(esoscheletro, endoscheletro), ma ci sono anche altre funzioni quali la
navigazione (rilevamento del campo magnetico terrestre nei batteri
magnetotattici, in alcuni pesci, rettili e uccelli), la percezione della
gravità (apparato vestibolare), l’imagazzinamento di ioni; possono poi
essere legati a fenomeni patologici (calcoli renali nell’uomo).
A
fronte delle più di 3600 specie minerali a tutt’oggi conosciute nel mondo
inorganico, i biominerali fin qui conosciuti sono circa 80 (Tabella 1)
appartenenti prevalentemente a tre gruppi:
Fosfati di calcio
Carbonati di calcio
Silice (opale)
I minerali di calcio sono
di gran lunga prevalenti e costituiscono il 50% di tutti i biominerali,
mentre i soli fosfati rappresentano il 25%. Le fasi cristalline o
paracristalline sono l’ 80% mentre quelle amorfe sono il
20%.
Tabella 1. Principali biominerali
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Fasi cristalline |
Formula chimica
|
Gruppo |
|
Calcite |
CaCO3 |
Carbonati
|
|
Aragonite |
CaCO3 |
|
Vaterite
(esagonale) |
CaCO3 |
|
Monohydrocalcite |
CaCO3·H2O |
|
Protodolomite
(disordinata) |
CaMg(CO3)2 |
|
Hydrocerussite |
Pb3(CO3)2(OH)2 |
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Hydroxylapatite |
Ca5(PO4)3(OH) |
Fosfati
|
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Octacalcium
phosphate |
Ca8H2(PO4)6·SH2O |
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Fluorapatite (francolite) |
Ca5(PO4)3F |
|
Dahllite |
Ca5(PO4,CO3)3(OH) |
|
Whitlockite |
Ca18H2(Mg,
Fe)2+2(PO4)14 |
|
Struvite |
Mg(NH4)(PO4)·6H2O |
|
Brushite |
Ca(HPO4)·2H2O |
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Vivianite |
Fe2+3(PO4)2·8H2O |
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Celestite |
SrSO4 |
Solfati
|
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Barite |
BaSO4 |
|
Gypsum |
CaSO4·2H2O |
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Jarosite |
KFe3+3(SO4)2(OH)6 |
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Opal |
SiO2·nH2O |
Silice
|
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Fluorite |
CaF2 |
Alogenuri
|
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Hieratite |
K2SiF6 |
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Magnetite |
Fe2+Fe3+2
O 4 |
Ossidi di Fe e Mn
|
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Goethite |
a-FeO(OH) |
|
Lepidocrocite |
g-FeO(OH) |
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Ferrihydrite
|
5Fe2O3·9H2O |
|
Todorokite
|
(Mn2+CaMg)Mn4+3O7·H2O |
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Birnessite
|
Na4Mn14O27·9H2O |
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|
Pyrite |
FeS2
|
Solfuri
|
|
Hydrotroilite |
FeS·nH2O |
|
Sphalerite
|
ZnS |
|
Wurtzite |
ZnS |
|
Galena |
PbS
|
|
Greigite |
Fe2+Fe3+2S4
|
|
Mackinawite |
(Fe,
Ni)9S8 |
|
|
|
|
|
Whewellite |
CaC2O4·H2O |
Ossalati
|
|
Weddelite |
CaC2O4·(2+X)H2O(X<0.5) |
|
Glushinskite
|
MgC2O4·4H2O |
Oltre 55 phyla fra
Batteri, Protozoi, Funghi, Piante, Animali formano biominerali
Carbonati
→ in 25 phyla in tutti i regni
Fosfati → in 23
phyla prevalentemente Batteri e Animali, assenti nelle Piante
Fe-Mn ossidi → in 17 phyla
con l’esclusione dei Protozoi
Silice (opale) →
in 21 phyla, tranne Batteri e Funghi
Solfuri → in un
solo phylum dei Batteri
Solfati → in 8
phyla, Batteri, Protozoi, Alghe e Animali, assenti in Funghi e Piante
Min. Organici → in 19 phyla
con l’eccezione di Batteri e Protozoi
Processi di
biomineralizzazione
Due
sono i processi fondamentali di biomineralizzazione (Lowenstam e Weiner,
1989):
1)
Mineralizzazioni indotte biologicamente
2)
Mineralizzazioni controllate biologicamente
Mineralizzazioni indotte
biologicamente
1.
L’organismo modifica il microambiente creando
condizioni idonee per la precipitazione di fasi mineralogiche extracellulari
2.
La mineralizzazione avviene nello spazio aperto e
non in uno spazio apposito
3.
Non ci sono cellule speciali o macromolecole per
indurre la mineralizzazione
4.
I minerali prodotti, se cristallini, hanno habitus
simile ai minerali formati per via inorganica, formano aggregati casuali e
hanno dimensioni molto variabili
5.
Il minerale formato è funzione tanto dell’ambiente
che dell’organismo. In ambienti diversi lo stesso organismo può produrre
minerali diversi
6.
Spesso, anche se non sempre, l’organismo non ha
alcun beneficio dalla formazione del minerale: anzi, molte mineralizzazioni
dovute a patologie si formano proprio con questo processo
Questo processo sembra essere predominante nei batteri e nei funghi e
abbastanza frequente nei licheni.
Vari esempi fra i batteri quali i batteri riducenti dei solfati che liberano
acido solfidrico nell’ambiente in cui può reagire con vari metalli presenti
in concentrazione sufficiente portando per esempio alla formazione e
stabilizzazione di greigite (Fe3S4) o di mackinawite
[(Fe, Ni)9 S8] (Lowenstam e Weiner, 1989).
Altro esempio costituito dal batterio Fe-riducente Geobacter
metallireducens che unisce l’ossidazione di materia organica e la
riduzione di Fe3+, inducendo la precipitazione extracellulare di
magnetite a grana fine (Lovely, 1990)
Mineralizzazioni controllate
biologicamente
L’organismo, mediante le macromolecole (collagene, glicoproteine, chitina,
polisaccaridi) controlla tutte le fasi della mineralizzazione, forma,
dimensioni, struttura, orientazione, composizione, polimorfo (Mann et al.,
1990,; Frankel e Man, 1994). Le macromolecole
controllano:
1.
Siti mineralizzazione
2.
Set-up soluzioni
3.
Nucleazione
4.
Crescita cristallina
5.
Termine crescita
i
siti della mineralizzazione
I siti della mineralizzazione possono essere vacuoli cellulari,
organuli intracellulari, spazio intercellulare, membrane ad hoc. Il sito
viene delineato e sigillato da un duplice strato di cellule lipidiche o da
macromolecole insolubili in acqua (es: periostracina proteina che forma la
membrana esterna delle conchiglie dei molluschi).
Una forma altamente specializzata di
delineazione dello spazio è quella della ferritina utilizzata da organismi
(dai batteri ai mammiferi) per l’immagazzinamento temporaneo del ferro sotto
forma di ferriidrite paracristallina.
set-up
soluzione
La
composizione della soluzione è strettamente controllata dalla cellula
responsabile. Si possono formare minerali che non si formerebbero per via
inorganica. Acantaria (Protista), organismo marino unicellulare forma
celestina (minerale fortemente sottosaturo nell’oceano, Odum, 1951) che,
subito dopo la morte dell’organismo si dissolve rapidamente.
Certe sostanze possono interagire
con le fasi minerali in formazione. ACP (calcio fosfato amorfo) può essere
stabilizzato rispetto alla fase cristallina dalla presenza di ATP (adenosin-trifosfato)
e Mg. Infatti la velocità di trasformazione ACP
➔
idrossiapatite cristallina viene molto ridotta.
Un esempio nei mitocondri dell’epatopancreas di una varietà di granchi (Becker
et al., 1974).
nucleazione del minerale
Il controllo degli organismi sulla nucleazione è
molto variabile (Weiner, 1986). Comune la mineralizzazione in
vescicole lipidiche in cui le pareti possono essere coinvolte. Queste pareti
talvolta sono ricche di complessi multimolecolari che legano fortemente Ca (Boyan
e Boskey, 1984) e in esperimenti in vitro inducono la formazione di
idrossiapatite. Il tipo di minerale che nuclea
è controllato da proteine. Aragonite o calcite nel guscio dei molluschi (Belcher
et al., 1996) sono controllate da proteine specifiche.
Se la relazione spaziale fra cristallo e
substrato macromolecolare è ben definita, possiamo avere nucleazione per
epitassia. Oppure può esserci orientazione degli assi cristallografici
rispetto al substrato. Per esempio nella madreperla l’asse c dell’aragonite
è normale alla superficie di nucleazione (Weiner et al., 1983), nello smalto
dei denti di verterbrati l’asse c dell’idrossiapatite è orientato
ortogonalmente alle catene polipeptidiche della proteina (Jodaikin et al.,
1988) e nei tendini mineralizzati del tacchino parallelamente alle fibrille
di collagene (Weiner e Traub, 1986).
crescita cristallina
La più diretta evidenza del controllo sulla
crescita è lo sviluppo di facce cristalline relativamente instabili per
l’interazione con particolari sostanze. Da studi su echinodermi e in
vitro (Addadi, 1985; Berman et al., 1988) è stata dimostrata
l’interazione fra glicoproteine acide e facce cristalline della calcite.
Altri esempi di interazione fra glicoproteine e aragonite in diverse specie
di coralli e molluschi (Constanz, 1986) con diverse morfologie nelle diverse
specie.
termine crescita cristallina
Se
il minerale è amorfo, la forma finale è quella dello spazio in cui
precipita. Se abbiamo fasi cristalline e si formano in vescicole (diatomee,
radiolari..) assumono la forma delle vescicole (Leadbeater, 1984) e mostrano
spesso facce curve. Se la mineralizzazione
avviene in compartimenti delineati da macromolecole, la crescita cessa
quando il minerale arriva in contatto con la superficie e si hanno forme
più regolari e senza facce curve (madreperla, ossa, smalto). Oppure la
crescita termina quando due cristalli entrano in contatto fra loro (forma
poligonale, Silyn-Roberts e Sharp, 1986). Talvolta si forma un
precursore meno stabile termodinamicamente della forma matura che può essere
amorfo, paracristallino o cristallino che col tempo si trasforma nella fase
stabile (Tabella 2).
I biominerali prodotti mediante processi controllati biologicamente
si presentano come cristalliti a grana ultrafine, micro o nanometrici,
generalmente con forme cristalline ben definite: cubo-ottaedri magnetite,
fluorite in cristalli aghiformi, calcite e aragonite in forme appiattite o
prismatiche, forme che possono essere anche molto diverse da quelle dei
corrispettivi composti inorganici.
I
singoli cristalli si organizzano in aggregati costituendo delle unità
microarchitettoniche sorprendenti per complessità ed eleganza, ognuna delle
quali è avviluppata da uno strato matrice organica (gen. glicoproteine,
collagene, chitina e altri complessi proteici) e include matrice organica
intracristallina.
Quindi l’insieme costituisce un bio-composito (minerale + proteina) dalle
proprietà peculiari. Infatti la matrice organica modifica proprietà e
struttura del minerale (es.Calcite) così che le sue caratteristiche sono
diverse da quelle del minerale completamente inorganico.
Molto spesso, soprattutto nel caso di conchiglie (madreperla) e ossa, le
biomineralizzazioni (quindi l’insieme costituito da minerale e sostanza
organica) mostrano strutture a più di una scala, hanno cioè una gerarchia
strutturale, variabile dalla meso alla nanoscala, strutture estremamente
interessanti per la produzione di materiali biomimetici, nel campo
dell’elettronica, catalisi, “materiali intelligenti”.
Tabella 2 – Evoluzione in situ
di biominerali formati biologicamente
(modificata da Lowenstam e Weiner,
1989)
|
|
|
Mineral |
|
Phylum |
taxa |
Precursore Fase
stabile |
|
Cianobatteri |
Rivularia sp. |
CaCO3 amorfa →
aragonite |
|
|
Aquaspirillum magnetotacticum
|
Fe-ox idr. amorf.
→ magnetite |
|
Thiopneutes |
Desulfovibrio desulfuricans |
Idrotroilite→ greigite→
pirite + Sa
pirite + mackinawiteb
|
|
|
|
|
|
Molluschi |
Polyplacophora |
Ferrihydrite
→ magnetite |
|
|
Chitonidae |
ACP → dahllite |
|
|
Viviparus
viviparus
|
Vaterite → aragonite |
|
Cordati
|
Helix sp.
|
Vaterite → aragonite |
|
|
Smalto denti e ossa
Mammiferi
|
Octacalcio fosfato
→ dahllite |
a
a pH 6.
b
a pH 8
Principali esempi
Carbonati:
prevalenti calcite e aragonite (e
precursori amorfi); vaterite e protodolomite molto rare
Cianobatteri: stromatoliti, biomineralizzazioni più
antiche, 3.7 miliardi di anni
Foraminiferi, Coccolitoforidi, Spugne calcaree, Coralli (50% del Ca che
arriva con i fiumi utilizzato dai coralli), Molluschi, Artropodi,
Echinodermi, Cordati.
Fosfati:
Prevalenti apatite e fasi amorfe (AMP). Ma il
reticolo dell’apatite consente svariate sostituzioni, per es. F, CO3,
Mg. Quindi l’ identificazione della corretta fase
mineralogica è di fatto abbastanza complicata. Se infatti viene fatta solo
per via chimica, alcune fasi hanno rapporto Ca/P uguale, e quindi non sono
distinguibili. Se le fasi sono cristalline, i cristalli sono generalmente
molto piccoli, quindi i pattern di diffrazione non sono molto
significativi. Comunque dovrebbe prevalere idrossiapatite con una certa
sostituzione di CO3 (dahllite)
Batteri (fosforiti) ma prevalentemente animali e fra i più alti nella scala
evolutiva (ossa, denti, patologie). Assenti nelle piante.
Silice: Opale.
Diatomee, silicoflagellati, radiolari e spugne silicee,
piante.
Magnetite:
Presente nei batteri magnetotattici in catene
lineari di cristalli isorientati e tenuti insieme da un doppio strato
lipidico e proteina (magnetosomi), nelle alghe rosse, negli Anellidi, negli
Artropodi (Crostacei, Api), nei Vertebrati (Piccioni, Tonni, Tartarughe) con
funzione di percezione del campo magnetico terrestre.
Recentemente sono state scoperte nel cervello umano cellule ricche di
magnetite (magnetociti). La loro funzione sconosciuta, ma sicuramente non è
la percezione del campo magnetico terrestre, dato che non sono presenti
catene di cristalli allineati cristallograficamente (Kirschvink et al,
1992). Da recentissimi studi su nanocristalli di biomagnetite nel cervello
umano sembra che questi siano da mettere in relazione con patologie
neurodegenerative (Alzheimer, Parkinson) (Dobson, 2000, 2001).
Solfuri:
greigite
e pirrotina presenti in alcuni batteri magnetotattici di ambiente riducente
Solfati:
gesso, barite, celestina. Nei protisti e
in Cnidari e Molluschi, come percettori di gravità (apparato vestibolare)
Minerali Organici:
Ossalati
Alcuni Protisti, Funghi, Piante e alcuni Animali.
Nell’uomo legati a patologie
Interazione
minerali Microrganismi
I microrganismi ricoprono un ruolo fondamentale sia
nelle mineralizzazioni controllate biologicamente sia in quelle indotte
biologicamente: vedasi per esempio il volume “Geomicrobiology: interactions
between microbes and minerals” (Banfield and Nelson eds., 1997). L’azione
dei batteri nelle zone di ossidazione di depositi a solfuri è circa cinque
volte più intensa del solo processo chimico inorganico (Yakhontova, 1998).
La funzione principale è la distruzione dei minerali primari (solfuri) per
ossidazione secondo una reazione del tipo
MeS + 1.5 O2 + H2O = [MeSO4]+
+ H+ + 2e-
Fra i batteri più diffusi Thiobacillus ferroxidans,
aerobico, ubiquitario, attivo a pH
<
3.
Soluzioni arricchite in solfati sono la base per
biomineralizzazioni indotte formando solfati più o meno idrati (melanterite,
boothite, chalcantite) oppure arseniati (scorodite) o solfati basici (jarosite).
Inoltre i tio-batteri estraggono Se e Te (tellurio) dai solfuri
coinvolgendoli in migrazioni supergeniche sotto forma di composti complessi
quali Fe3(Se,Te)O3(OH)4
I microorganismi
hanno anche una parte attiva nei processi di alterazione delle rocce: nota
l’interazione di Bacillus mucillaginosus con silicati. La
lisciviazione di Si è anche funzione della regolarità strutturale, difetti,
eterogeneità: l’alterazione del quarzo dipende dal grado di cristallinità;
l’alterazione plagioclasio dalla percentuale di anortite e dalla regolarità
strutturale; l’alterazione dei polimorfi di Al2SiO5 è
funzione del numero di coordinazione di Al; l’alterazione dei fillosilicati
dipende dalla regolarità strutturale e dalla presenza di impurezze
sostituzionali.
L’azione dei batteri solfato-riducenti (Desulfovibrio)
è fondamentale nell’accumulo di solfuri biogenici quali pirite, marcasite,
pirrotina, sfalerite e wurtzite.
I noduli ferro-manganesiferi di fondo oceanico sono
costituiti da ossidrossidi di Fe e Mn e si formano con la partecipazione di
batteri in grado di ossidare Fe e Mn dai sedimenti marini e acque oceani
mediante un processo a due stadi:
1)
interazione di batteri con con forme complesse e
colloidali di Mn 2+ e Fe 2+ ;
2)
precipitazione diretta di idrossidi di Mn 4+
e Fe 3+ e silice tipo opale.
L’
interazione batteri minerali è poi alla base delle cosiddette
biogeotecnologie (Yakhontova e Adamov, 1998). Queste consistono
nell’utilizzazione di batteri per l’estrazione di metalli (Cu, Zn, U, Ni, Au)
da giacimenti anche a basso contenuto o da discariche. Questa applicazione
iniziò negli anni 60 nell’estrazione di rame da giacimenti a basso contenuto
(0.4%) ottenendo estrazione annua di 80000 t a un costo 5 volte inferiore ai
metodi tradizionali. Oggi fino al 30% di rame viene ottenuto con
biotecnologie. Il 30% di oro mondiale è contenuto come particelle
submicroscopiche in giacimenti a pirite e/o arsenopirite. L’applicazione di
Thiobacillus ferroxidans aumenta la disponibilità di oro fino al
95%.
Microorganismi usati in biogeotecnologie includono:
Batteri Thionici, ossidanti solfuri e solfo
Batteri riducenti dei solfati, per la precipitazione di metalli nella
purificazione di reflui industriali (Desulfovibrio ..)
Microorganismi che accumulano e precipitano oro e altri metalli (Candida,
Aspergillus, Chlorella)
Batteri ossido-riducenti per Fe e Mn (Bacillus polymyxa, Arthrobacter)
Batteri che distruggono silicati, carbonati e ossidi (Bacillus
mucillaginosus)
Biomineralizzazioni e
scienza dei materiali
Come
abbiamo già visto i biominerali prodotti mediante processi controllati
biologicamente sono dei materiali compositi dalle prestazioni elevate
costituiti da architetture a scala variabile da molecolare a macroscopica la
cui precisione è notevolmente superiore a quella raggiungibile nei materiali
realizzati dall’uomo. Rappresentano quindi dei modelli per nuovi materiali
(Mann, 1993, Morse, 2001, Bauerlein ed., 2000) di alta tecnologia (devices
optoelettronici, microelettronici e catalitici, biosensori, chips al DNA per
la diagnostica robotica di HIV). La magnetite prodotta dai batteri
magnetotattici è molto studiata nel campo delle applicazioni mediche:
infatti, rispetto a quella sintetica, presenta il vantaggio di avere
crescita cristallina strettamente controllata e proprietà strutturali assai
peculiari (Matsunaga et al., 1997). Le piccole dimensioni dei magnetosomi
(35-100 nm) li rendono estremamente interessanti per l’immobilizzazione di
sostanze farmacologicamente attive, con il vantaggio di essere poi
separabili mediante campi magnetici (Banerje e Moskowitz, 1985). Matsunaga
e Kamiya (1987) e Nakamura et al. (1991) hanno descritto l’uso delle
particelle di biomagnetite per l’immobilizzazione di enzimi e anticorpi e
come devices in biosensori.
Anche la madreperla è un biomateriale molto studiato nel
campo dei materiali biomimetici. La conchiglia dell’orecchia di mare (Haliotis
tubercolata) è un bio-composito, multifase altamente organizzato che
prevede, da parte dell’organismo un controllo totale delle varie fasi del
processo di mineralizzazione. Fritz et al. (1994)
e Zaremba et al. (1996) per riprodurre tali strutture e proporre nuovi
materiali basati su questi bio-compositi, hanno sviluppato un modello in
vivo. Tale modello detto “flat pearl system” ha contribuito a chiarire
la sequenza spaziale e temporale sia della deposizione del minerale che
della secrezione della corrispondente molecola organica. Introducendo un
disco di vetro, mica e MoS2 fra il mantello e la conchiglia, si
osserva che calcite e aragonite si formano secondo una sequenza precisa che
dipende da un’interazione dinamica all’interfaccia cellula-minerale regolata
da proteine specifiche.
Un altro esempio è dato da un esperimento su una protesi
ossea consistente nell’iniettare in zone decalcificate di mandibola umana
una sospensione di madreperla macinata (Westbroek and Marin, 1998). Non è
stato osservato nessun rigetto e si è ottenuta la formazione di nuovo
tessuto a composizione idrossiapatitica saldato alla madreperla. Del resto,
in alcuni teschi Maya scoperti nel 1931, i denti erano di madreperla con
radici perfettamente impiantate nell’osso mandibolare.
Come abbiamo già visto molti organismi producono silice
idrata amorfa (opale) in micro-nanostrutture biocontrollate a condizioni di
P e T ambiente e a valori di pH normali, mentre i metodi convenzionali di
manifattura di biossido di silicio e silicone richiedono alte T e valori
estremi di pH. Quindi la comprensione di questi meccanismi è fondamentale
per la realizzazione di materiali biomimetici “high performance” basati su
SiO2 e che hanno un’enorme campo di applicazioni. Mediante la cosiddetta
“silicon biotechnology” (Morse, 1999) è stato possibile arrivare alla
comprensione dei meccanismi di produzione di silice in due diversi organismi
viventi aprendo nuove strade alla sintesi in vitro di polisiloxani.
Applicazioni archeometriche
Le principali applicazioni in
archeometria sono basate su studi di elementi in tracce e studi isotopici.
Per esempio la concentrazione di elementi in tracce (Sr, Zn, Ba, Cu..) e il
rapporto isotopico di C in ossa e denti danno indicazioni per la
ricostruzione di paleodiete (Tykot et al., 2000). Il valore del rapporto
18O/16O sempre nelle ossa può essere utilizzato per
ricostruzioni paleoclimatiche (Stephan, 2000). Il rapporto isotopico di Sr
in ossa e denti dipende dalla geologia della località di provenienza del
cibo. Nelle ossa riflette la provenienza del cibo circa al tempo della
morte, nei denti al tempo della nascita. Quindi eventuali differenze tra i
due rapporti riscontrate nello stesso individuo indicano migrazioni (Price e
Manzanilla, 2000).
Lo studio dei processi diagenetici delle ossa dopo il seppellimento, e, in
particolare, lo studio delle variazioni chimiche e strutturali della
parte inorganica delle ossa sembra dare informazioni relativamente precise
per una datazione assoluta delle ossa (Molin et al., 1998).
Biominerali e
Astrobiologia
McKay et al.
(1996) hanno segnalato per la prima volta nel meteorite
marziano ALH84001 (età 4.5 Ga) cristalli di magnetite analoghi a quelli
prodotti sulla Terra da batteri magnetotattici, ovvero chimicamente puri,
senza difetti, con forma e dimensione precisa, allineati in catene e che
rappresenterebbero evidenza di paleovita su Marte. Gli stessi ricercatori (Thomas-Keptra
et al., 2000) hanno successivamente approfondito lo studio delle proprietà
di questi presunti cristalli di biomagnetite, supportando la prima ipotesi.
Successivamente, Gibson et al. (2001) hanno segnalato ulteriori evidenze di
attività biogenica in altre meteoriti marziane, Nakhla (1.3 Ga) e Shergotty
(300-165 Ma). Resta comunque in tutti questi casi la possibilità di una
contaminazione terrestre. |