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PANDEMIE
ALIENE
Nel
1809 l’astronomo dilettante Honore Flaugergues notò per la prima volta
“nuvole gialle” sulla superficie di Marte, più tardi si scoprì che si
trattava di nuvole di polvere. Duecento anni dopo ci stiamo chiedendo se e
quando potremo scendere su marte per fare rilevamenti atmosferici “in situ”.
A che punto è l’esplorazione di Marte oggi? Come esplorazione automatica
dopo le mitiche missioni alla ricerca della vita Viking e oltre venti anni
di quasi dimenticanza si sono fatti passi da gigante.
A missioni storiche come
il Mars Pathfinder ed il Mars Global Surveyor, sono seguite e sono tutt’ora
in corso missioni esplorative europee ed americane, presto arriveranno
navicelle russe, cinesi ed indiane. Dal 1996 si sono fatti passi enormi
nella conoscenza del Pianeta Rosso, le analisi hanno confermato, la
presenza nel suo passato primordiale di oceani e laghi sulla superficie,
attività vulcaniche devastati e fiumi di lava fluenti. Poi un periodo
secco, talmente secco che la superficie è oggi interamente ricoperta di
una finissima coltre di sabbia rossa che dimostra come il ferro in esso
contenuto si sia ossidato per la presenza di ossigeno ed acqua. Oggi
sappiamo che esistono enormi riserve di acqua sepolte sotto la superficie
anche in zone vicine all’equatore ed, in alcuni punti, pochi centimetri
sotto.
Abbiamo
analizzato il ghiaccio polare scoprendo che si tratta di ghiaccio d’acqua.
La presenza di calanchi di recentissima formazione indicano che l’acqua a
volte riesce a fluire all’esterno, prima di sublimare, trascinando detriti
nella caduta e
formando strette gole. Abbiamo scoperto la presenza di metano
nell’atmosfera prova indiscutibile di presenza di vita animale o di
attività vulcaniche, il che con la presenza di acqua ci fa credere alla
presenza di fonti idrotermali nelle quali la vita non è solo possibile ma
è certa. Già la vita, quante volte ci siamo posti questo quesito negli
oltre 10 anni di “vita” passatemi la parola di questo sito dedicato a
Marte. Manca solo la prova ma credetemi su marte la vita esiste,
attenzione non dobbiamo aspettarci gli “omini verdi” ma più semplicemente
qualcosa che potrebbe sorprenderci per la sua similitudine ai nostri
batteri, virus, spore, e perché no anche vegetazione. Non dimentichiamoci
che sul pianeta vi sono caverne e cunicoli e quindi protetti dagli
sterilizzanti raggi ultravioletti del Sole, che la mancanza di una fascia
protettiva di ozono come sulla Terra, sterilizzano tutta la superficie.
Dunque lo studio di una missione umana non potrà prescindere da questo
quesito: quali azioni preventive si devono prendere affinché i nostri
esploratori non siano “attaccati” da forme virali e quali precauzioni
dovremo prendere affinché gli stessi esploratori non portino sul nostro
pianeta i pericoli di una pandemia aliena?
Questa è
una domanda molto seria che ci dobbiamo porre e che alla NASA stanno
studiando da tempo con molta, molta attenzione.
Stefano CAVINA
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