Gli EDITORIALI

di Stefano CAVINA

 

 

Aprile 2008 - MARZIANI SOTTO SALE...

 

 

Fibre di cellulosa vecchie di 250 milioni di anni sono state scoperte, intatte, da scienziati statunitensi, intrappolate in bolle di aria contenute in blocchi di salgemma. Si tratta del più antico ritrovamento biologico dopo le tracce ricavate dal fossile di un Tirannosauro, un fossile di 65 milioni di anni fa.

La scoperta è estremamente interessante perché fa chiaramente capire come il sale possa essere un elemento preservatore di tracce biologiche, in quanto impedisce ai batteri di usare le sostanze biologiche intrappolate come cibo. L’annuncio del ritrovamento nel salgemma del Salado Formation, in Nuovo Messico, Stati Uniti, dove l’antico letto salato scende a profondità tali che si è pensato di utilizzarlo come deposito di rifiuti radioattivi, segue di pochi giorni la notizia del ritrovamento su Marte, da parte di Odyssey, di vaste estensioni di cloruro di sodio. Il sale era già conosciuto come elemento di preservazione dalla contaminazione di batteri, (e fin dall’antichità per i cibi) ma questa scoperta ha una valenza straordinaria, in quanto incoraggia fortemente chi, su Marte, è alla ricerca di antiche tracce di vita aliena.

Le fibre di cellulosa costituiscono il supporto essenziale per l’aggregazione di cellule vegetali (microscopiche alghe), è quindi molto facile che se su Marte vi è stata vita, sicuramente è stata di forma (qualunque essa sia) vegetale. E’ quindi in queste ampie zone riscontrate da Odyssey un po’ dappertutto sul Pianeta Rosso, e che indicano l’antica presenza di mari o laghi che poi sono evaporati lasciando il sale sulla superficie, che si stanno concentrando gli interessi degli esobiologi, naturalmente in alternativa a tutte quelle aree che hanno mostrato la presenza di argille, un prodotto che nasce (semplificando) dal dilavamento delle rocce con acqua. Chiaramente la scoperta delle fibre vegetali, fa ora orientare gli scienziati a scegliere queste zone come aree di discesa per i prossimi esploratori automatici.

Non sarà comunque il caso di Phoenix, che scenderà sul polo marziano il 25 maggio prossimo, per eseguire le prima analisi del ghiaccio marziano, infatti, il robot incorpora strumenti progettati precedentemente ai due rover ed alle recenti scoperte, quindi non potrà dare quelle indicazioni che solo il  Mars Science Laboratory,   potrà fare grazie alle esperienze di guida, acquisite con il controllo dei Spirit e Opportunity, sulle aree recentemente scoperte da Odyssey.

Come sempre dico, staremo a vedere….

 

 

Stefano CAVINA