EDITORIALE

di Stefano CAVINA

 

  

MA I MARZIANI SIAMO NOI?

 

«Una volta che tutti i nostri tentativi di ottenere materia vivente da materia inanimata risultino vani, a me pare rientri in una procedura scientifica pienamente corretta il domandarsi se la vita abbia in realtà mai avuto un'origine, se non sia vecchia quanto la materia stessa, e se le spore non possano essere state trasportate da un pianeta all'altro ed abbiano attecchito laddove abbiano trovato terreno fertile.» Questo è quello che asseriva alla fine dell’800 il fisiologo tedesco Hermann von Helmholtz (1821-1894).

 

Fu la nascita della panspermia, la teoria scientifica che suggerisce come i semi della vita siano sparsi per l'Universo, e che la vita sulla Terra sia iniziata con l'arrivo di questi semi. Attraverso questa teoria si può quindi pensare che ciò possa accadere anche su molti altri pianeti e che di conseguenza tutte le forme di vita si basino sul stesso principio del DNA (pur con le dovute differenze strutturali). La teoria ha avuto diversi indizi sperimentali a suo favore e proprio recentemente la navicella spaziale della NASA Stardust, ha rilevato tracce di ammine e lunghe catene carboniose nei materiali raccolti dalla cometa Wild 2. Chiaramente la sua conferma potrà essere verificata solo dalla scoperta di vita aliena..

Recentemente alcuni ricercatori sono partiti da questo principio generale per estrapolare una nuova teoria scientifica che spiega il possibile meccanismo di interscambio di vita fra pianeti attraverso l’impatto di asteroidi o comete, la transpermia, il cui termine è stato coniato da Oliver Morton, (capo redattore della rivista Nature ed autore di Mapping Mars) pone nuovi interrogativi sulla possibilità che rocce provenienti da Marte (o dalla Terra) siano poi precipitate sul nostro pianeta (o su Marte) come la scoperta degli artefatti forse di natura batterica scoperti all’interno del meteorite di - probabile - provenienza marziana ALH84001.

 

Secondo quanto dichiarato dalla Planetary Society, questa nuova teoria potrebbe essere comprovata grazie alla sperimentazione di LIFE (Living Interplanetary Flight Experiment). L’occasione di testare LIFE è venuta dalla rinascita del progetto russo Phobos-Grunt, che dopo anni di “naftalina” (l’idea era del 1999) ora viene riproposto grazie all’accresciuto budget della agenzia spaziale russa.

Se non verranno nuovamente a mancare i fondi, nel 2009 i russi lanceranno verso Phobos una navicella, (la Phobos-Grunt), che avrà l’obiettivo di posarsi sulla sua superficie per prelevarne dei campioni di suolo che poi riporterà sulla Terra nel 2012.

Per l’intera missione, che durerà 34 mesi, la capsula russa si porterà appresso LIFE, un piccolo cilindro contenente un’intera collezione di microbi. Se questi torneranno al proprio pianeta d’origine ancora vitali allora la teoria della transpermia sarà definitivamente provata rivoluzionando, a tutti gli effetti, molte delle attuali teorie sulla vita e sulla sua formazione. Possiamo considerare il transpermia experiment come il più interessante ed ambizioso programma messo in atto dalla Planetary Society una società di appassionati che sopravvive solo grazie alle donazioni dei propri sostenitori e soci e non possiamo che augurarci che l’esperimento abbia il successo che merita.

 

 

Il Direttore