EDITORIALE

di Stefano CAVINA

 

Settembre 2006 – Nuove prove sulla vita marziana

 

Sono trascorsi 10 anni da quando, il 6 agosto 1996, la NASA annunciò al mondo di aver scoperto la vita su Marte. La conferenza si tenne a Washington dove scienziati dell’ente spaziale americano mostrarono con orgoglio alla stampa le microscopiche immagini di batteri fossili inglobati negli interstizi di un meteorite proveniente da Marte. I ricercatori presentarono i risultati delle loro scoperte e quali prove avessero a favore della scoperta di un’antica vita marziana. La fantascienza diventava realtà, mentre la clamorosa notizia faceva il giro del mondo. Lo stesso celebre scienziato e scrittore Carl Sagan disse che, se verificata, la rivoluzionaria prova dell’esistenza di altra vita al di fuori del nostro pianeta, sarebbe stata la più clamorosa scoperta del XX secolo. Purtroppo dieci anni non sono bastati e ancora oggi quella scoperta è ancora tutta da verificare, anzi, stuoli di scienziati si sono impegnati nel confutare quanto scoperto da David McKay e dal suo team. Si sa che la scienza non è altro che ordinato scetticismo, guai se non lo fosse, e quindi una scoperta è accettata dalla comunità scientifica, solo se questa può essere nuovamente riprodotta sperimentalmente. Oggi sono veramente pochi quelli ancora convinti dalle asserzioni di McKay, che ancora non nasconde il proprio disappunto per non aver convinto la grande maggioranza dei propri colleghi, a cui si aggiunge anche il fratello Gordon, anch’egli scienziato della NASA, che si trova in aperto disaccordo con lui tanto da aver presentato nuovi elementi a favore della formazione mineralogica delle strutture trovate all’interno del meteorite. Quel che conta, comunque, è che dieci anni fa è ufficialmente nata la esobiologia, quella branca della scienza che studia la vita aliena. Infatti, i protocolli delineati dagli scienziati - a favore o contro la scoperta di McKay  - sono oggi i migliori metodi per testare nuovi meteoriti ed in un futuro prossimo campioni del suolo marziano (o di altri pianeti). A favore di McKay e della vita su Marte, va il recente annuncio – gennaio 2006 – della scoperta di nuove prove di vita marziana nel meteorite Nakhla. Scoperto in Egitto nel 1911, ma per anni dimenticato su di uno scaffale, il meteorite è stato prima riconosciuto come di provenienza marziana, ed in seguito un suo esame approfondito ha portato alla scoperta di una sottilissima pellicola ricca di sostanze organiche, presente all'interno di alcune fratture, che rilancia l'idea che sul pianeta rosso un tempo vi sia stata la vita. Il materiale assomiglia enormemente a quello che si trova nelle fratture di rocce vulcaniche che si formano sui fondali marini terrestri e che probabilmente vengono aperte dall'attività di particolari microbi. E’ in ogni modo certo che solo quando potremo avere sottomano dei campioni di suolo marziano si potrà mettere la parola fina su questa storia.

 

 

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