EDITORIALE

di Stefano CAVINA

 

SPAZIO CON LE STELLETTE

Gli USA garanti per l’uso pacifico dello Spazio

 

Il 6 ottobre il portavoce il portavoce del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, Frederick Jones ha presentato ai Media, il nuovo Piano Nazionale per lo Spazio (Space Act) che segue quello firmato dall’ex Presidente Bill Clinton nel 1996. Il documento, però non era completo, se ne sono accorti i redattori del Washington Post, unica testata giornalistica americana ad analizzarlo con attenzione. Il Presidente Bush jr, infatti, ha concesso l’autorizzazione a pubblicare solo una parte dello Space Act, lasciando coperte da riserbo alcuni punti che riguardano la sicurezza nazionale che, da quello che è dato a sapere, tiene conto dei nuovi equilibri mondiali nati dopo l’attentato dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle. Nella sua globalità l’Atto perfeziona la “visione per lo spazio” dettata da Bush jr. nel gennaio 2004. Conferma alla NASA il controllo delle attività civili, ma affida ad un’interagenzia il compito di gestire l’impiego a scopi militari delle tecnologie che avranno origine dal nuovo programma spaziale americano. Per garantirsi la leadership gli Stati Uniti si opporranno alla nascita di moratorie, o trattati internazionali, che possano limitarne la libertà d’azione nello spazio, che sia a scopi civili, commerciali o, quando necessari alla sicurezza nazionale, militari. Il Governo aveva urgenza di deliberare sullo spazio al più presto per garantire alla nazione una presenza stabile e preminente nello spazio in quanto diventato parte indispensabile dell’economia e della strategia americana. Un chiaro messaggio a non cedere il passo ed il controllo della “nuova Frontiera” ad altri paesi dotati di arsenali nucleari come Cina e India. A detta di alcuni analisti americani il documento però rischia d’aprire la strada a nuova corsa agli armamenti nello spazio, ma non è quello che ha dichiarato Frederick Jones che, durante l’incontro con i Media, ha illustrato la nuova dottrina della Casa Bianca come un baluardo alla militarizzazione dello spazio in quanto <<non c'è bisogno di trattati contro gli armamenti spaziali quando non c'è nessuna corsa agli armamenti nello spazio >>.

Può sembrare retorico ma pur con tutti i difetti insiti nella democrazia americana, e le smagliature derivanti dall’uso comunque militare che è stato fatto fin’ora dello spazio, gli Stati Uniti hanno garantito per quasi cinquanta anni libertà d’azione a tutte quelle nazioni interessate all’utilizzo pacifico della esplorazione spaziale. Il documento conferma l’intenzione degli USA di ricomparire come grandi protagonisti nella esplorazione spaziale con il ritorno dell’uomo sulla Luna ed oltre – attività per le quali la NASA ha già dato seguito con un pesante riassetto interno, l’assegnazione dei contratti di costruzione delle nuove navicelle Orion e dei vettori di lancio Ares. Un capitolo importante e per la prima volta presente in un documento governativo, riguarda la limitazione ed il controllo dei detriti spaziali. La direttiva impone per i futuri progetti una nuova politica atta a risolvere in modo efficace il problema dei rottami spaziali, eliminandoli già in fase di progettazione, ricercando nuova soluzioni che non rilascino più frantumi nello spazio, una spazzatura pericolosa non solo per i futuri viaggiatori spaziali ma anche per i cittadini del nostro pianeta che più di una volta si sono visti piombare sulla “testa” detriti spaziali anche di grandi dimensioni.

 

Indicativo come la notizia in Italia sia stata pubblicata con dodici giorni di ritardo rispetto all’uscita sui quotidiani statunitensi, un lasso di tempo che la dice lunga di come i nostri Media siano “distratti” nei confronti dello spazio, una politica che ci relega tranne qualche rara eccezione ad ultima nazione industrializzata politicamente interessata alla “frontiera del futuro”.

 

Il Direttore