EDITORIALE

di Stefano CAVINA

 

MAGGIO 2006 – LE MOLTE FACCE DI MARTE

 

Sembra incredibile, ma la “faccia marziana” continua a far parlare di sé. C’è ancora chi va in giro affermando che la NASA nasconde le prove dell’esistenza di una civiltà marziana e che la celebre faccia, ora spacciata dall’Agenzia per una collina dai contorni erosi, è stata in realtà realizzata da alieni senzienti le cui macchine sono sepolte sotto una pesante coltre di sabbia rossa, sparse in giro per il pianeta.

 

Certo è che l’immaginazione umana non ha limiti. Bastano alcune colline, qualche gioco d’ombra ed una gran dose d’immaginazione per vedere cose sulla Terra, nelle nuvole o nelle rocce che non esistono.

In questo regno di fantasia Marte n’è il sovrano. Marte ha un cuore, un chilometrico verme traslucido, un volto enigmatico che ci fissa, e che è stato certamente costruito da una civiltà aliena, e un volto che ride.

 

Proprio la famosa “Happy Face” notata per la prima volta in una immagine trasmessaci negli anni settanta dalla navicella orbitale Viking è al centro delle ultime attenzioni. Per una strana coincidenza “Happy Face” somiglia straordinariamente ad uno smile e per questo indicata come un segnale alieno. Ora la navicella Mars Express ci dimostra con sicurezza che il messaggio alieno altro non è, e meno male, che una catena montagnosa. Le montagne “ridenti” si trovano all’interno del cratere “Galle” una profonda depressione di 230 km di diametro, che si trova nella regione di Argyre Planitia, scavata miliardi di anni fa dall’impatto di un grande meteorite. Vedere cose che non esistono, su Marte o nelle nuvole, ha un nome, si chiama Pareidolia. Uno studio recente ha dimostrato come l’uomo sia suscettibile a questa sindrome, dimostrando che gli esseri umani tendono sempre a vedere volti dove non esistono, quando l’immagine che giunge al cervello appare vagamente definita o confuso. In questa situazione di confusione il cervello viene in aiuto alla vista associando all’immagine figure di volti umani, che risultano in questo modo radicate inconsciamente, e a fondo, nel nostro cervello.

 

 

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