EDITORIALE

di Stefano CAVINA

 

Luglio/Agosto 2006 – RITORNO AL FUTURO

 

Il 4 luglio, giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti, è partita la missione STS 121, una nuova avventura dello shuttle ancora una volta accompagnata da polemiche e timori per la sorte di una astronave destinata ad esser messa a “riposo” e, nonostante questo, costretta ancora a volare – per mancanza di sostituti - con grandi patemi d’animo e paure per nuove catastrofi dopo la tragica perdita del Columbia nel 2003. Sembra incredibile ma nonostante tutti i lavori eseguiti e tutte le precauzioni prese, dopo due rinvii per maltempo si è scoperta una crepa nel famigerato rivestimento isolante del serbatoio esterno. Il dibattito se lanciare o no la navetta ha reso le notti insonni a molti dirigenti e tecnici della NASA, ciò nonostante l’Agenzia ha giudicato - ma non all’unanimità - che il difetto non era poi così pericoloso per la sicurezza dell’equipaggio e l’integrità della nave e tale quindi da giustificare un nuovo – e costoso – rinvio,  così il lancio è stato eseguito. Lo spazio è un “affare” rischioso si sa, ma quanto di questo rischio vale la pena affrontare solo per fare voli circolari in orbita bassa? Questa non è esplorazione spaziale. Lo è quella di nuovi mondi come lo pensava Von Braun, quando, sulla scia dell’entusiasmo delle missioni Apollo vi erano i mezzi e le possibilità – ma non la volontà politica ed il denaro – per continuare nell’esplorazione della Luna e poi di Marte. Tutto quel patrimonio è andato perduto, ed ora la NASA per rispettare le indicazioni contenute nella nuova “visione” dello spazio dettata dall’Amministrazione Bush, si vede costretta a rispolverare vecchie idee abbandonando - speriamo solo temporaneamente - i vettori alati per ritornare a vecchi modelli di capsule ironicamente simili all’Apollo. Certo si parla di tecnologie nuove ma poi se andiamo a fondo vediamo che non si parla più di motori innovativi a metano ed ossigeno ma di ordinari – ma gia disponibili – motori criogenico (gli stessi dello shuttle per intenderci) e di una nave che comunque per ritornare a terra dovrà fare affidamento a paracadute, razzi frenanti, ammaraggi, con poca possibilità di decidere se e dove scendere. Un ritorno al passato insomma, meglio quindi hanno fatto i russi che per altri motivi non hanno mai abbandonato la via del balistico (dei razzi e delle capsule). Dopo Apollo gli USA avevano affrontato, dopo anni e con grandi sacrifici, la vera via allo spazio, quella con le “ali” unica via logica alle orbite basse da dove possono essere costruite le navi per esplorare Marte ed oltre. Per ora accontentiamoci del CEV poi vedremo se il futuro porterà nuove iniziative. A proposito di CEV se volete saperne di più potete leggere le ultime novità sull'ultimo numero della RIVISTA AERONAUTICA ora in edicola.

 

Un cordiale saluto a chi va in vacanza a tutti coloro che non ci vanno.

 

Il Direttore