EDITORIALE

di Stefano CAVINA

 

GIUGNO 2006 – CINDIA GLI USA E L’ESPLORAZIONE DI MARTE

 

L’uscita del libro L’impero di Cindia, di Federico Rampini, è un’occasione per riflettere, oltre ai contenuti economici e storici del libro, sull’aspetto che più ci interessa da vicino: il programma spaziale cinese e l’esplorazione della Luna e di Marte.  

 

E’ da tempo chiaro agli analisti che nel corso di questo secolo l’economia occidentale sarà superata dall’avvento sulla “scena del mercato globale” di due civiltà plurimillenarie: Cina e India. Duemila anni fa, infatti, il Celeste Impero e l’ex colonia britannica erano due grandi potenze militari ed economiche. Solo la lontananza, la difficoltà di comunicazione e contatti con questi popoli avevano permesso lo sviluppo indipendente da influenze esterne dell’Europa che, con l’avvento della rivoluzione industriale, aveva guidato dalla fine del IX secolo il corso del mondo per lasciare il testimone, subito dopo la seconda guerra mondiale, agli Stati Uniti, giovane ed emergente potenza economica e militare. Oggi l’evolversi della nostra “incerta” civiltà ci propone quindi uno dei suoi ricorsi storici con l’impetuoso sviluppo economico di Cina e India (Cindia). C’è da credere che anche l’esplorazione spaziale sarà influenzata da questo “ritorno alle origini” dato che storicamente la polvere da sparo ed i razzi sono una invenzione cinese, mentre il perfezionamento dei primi razzi ad uso militare fu realizzato in India ed impiegato a spese dei militari inglesi della “Compagnie delle Indie. Oggi entrambe queste nazioni hanno un programma spaziale agguerrito e ben finanziato, che permetterà loro di affermarsi presto anche in questo campo. Ne sono consapevoli i russi, che da tempo hanno stabilito un accordo con la Cina per l’esplorazione della Luna e di Marte, e gli stessi americani i quali, dopo un primo orgoglioso rifiuto, stanno ora prendendo contatti per stabilire alleanze che, anche se apparentemente paritarie, non avranno altro scopo che cercare di confermare la loro preminenza in campo spaziale. La necessità statunitense di mantenere la leadership nello spazio ha due obiettivi: uno politico ed uno scientifico. Se quello scientifico è ovvio, quello politico è difficilmente leggibile. Gli Stati Uniti difficilmente potranno far fronte al prepotente ritorno economico di Cindia, ed è chiaro che mantenere la predominanza in campo spaziale avrà un grande valore politico ed economico come necessariamente richiamato dalla “nuova visione” dello spazio indicata dal presidente Bush. La “nuova visione” spaziale americana annunciata da Bush Jr, infatti, è ben diversa dalla “corsa alla Luna” inaugurata da Kennedy nata come risposta allo strapotere sovietico. L’indicazione data dall’attuale Presidente è che l’esplorazione spaziale debba essere condotta direttamente dell’uomo per definire nuove tecnologie che possano servire allo sviluppo economico e sociale del paese. La “visione” non pone confini ne limiti di tempo al suo sviluppo, un’iniziativa a lungo termine che - dovrebbe condurre al ritorno dell’uomo sulla Luna (2018) e preludere alla esplorazione di Marte (dopo il 2030) – è stata recentemente superata dalla dichiarazione cinese di voler sbarcare sulla Luna entro il 2012, con due anni di anticipo rispetto gli USA. A questo si aggiunge la necessità politica americana di mantenere lo shuttle in linea per altri due anni oltre la data indicata da Bush per il suo ritiro, e motivata  dal ritardo nella messa in servizio del suo sostituto.

Questa scelta costerà molto in termini scientifici e tecnici. La necessità di dirottare dollari per prolungare la vita alle navette ha già compromesso alcune scelte tecniche innovative del CEV (motori alimentati a metano che ritornano al criogenico) e segnato il destino di molte missioni spaziali che ora hanno nuovamente un futuro incerto, prima fra tutte la missione su Europa, la prima studiata per cercare prove di vita aliena. Se non si troveranno i finanziamenti necessari a sostenere il programma della NASA e se i cinesi arriveranno sulla Luna prima degli USA, se ciò accadesse sarebbe psicologicamente devastante per un paese dalla storia recente che nello spazio sta costruendo il proprio futuro, quasi quanto lo fu il lancio del primo Sputnik. D’altro canto questa nuova situazione potrebbe favorire l’esplorazione spaziale creando una sana e necessaria competizione, in grado di proporre nuovi e maggiori investimenti nell’esplorazione spaziale. Staremo a vedere.

   

 

Il Direttore