EDITORIALE

di Stefano CAVINA

 

ANCORA SULLA VITA SU MARTE

 

In precedenti editoriali avevamo già affrontato il tema della vita extraterrestre. Questo mese lo affronteremo in modo diverso aggirando la scienza ufficiale e galileiana. Il sistema solare ha potenzialmente due luoghi dove la vita potrebbe aver trovato sviluppo, uno è Marte, l’altro è Europa, il gigantesco satellite di Giove dove un vasto oceano dalla crosta gelata nasconde a noi potenzialità di vita impensabili. Della vita su Marte si è parlato e si parla moltissimo ma sempre in termini di vita elementare. Ma se per una volta ci lasciassimo andare sulla ali dell’Ippogrifo (così come diceva il grande astronomo Schiaparelli), perché escludere che in questo luogo arido nel corso degli Eoni non si possa essere sviluppata una vita più complessa di quella che normalmente ci potremmo aspettare. Ora è vero che Spirit e Opportunity non hanno trovato fin’ora alcun fossile o quanto altro assimilabile a qualche struttura organicamente organizzata, ma i due eccezionali gemelli sono solo dei geologi non dei biologi e quindi non è da loro che si possono attendere risposte. E’ vero che il pianeta appare “congelato” da miliardi d’anni. Un arido e freddissimo deserto, spazzato da venti stagionali e bombardato da micidiali radiazioni. Eppure dietro la facciata sterile si nasconde una realtà diversa. Su Marte vi è stata l’acqua, non vi sono dubbi, e molta di questa è ancora presente nelle calotte polari e nel sottosuolo. Il pineta è battuto da micidiali radiazioni ultraviolette che ne sterilizzano la superficie, ma bastano pochi strati di polvere a fermarle. Il suolo è poi altamente ossidante ed estremamente acido e salato, ma è proprio al suolo che per via della rarefatta atmosfera, la temperatura raggiunge i suoi massimi valori che di giorno e d’estate raggiungono, in alcuni punti, anche i 17 °C. Non dobbiamo trascurare poi che vi sono zone, come il vasto bacino di Hellas, dove potenzialmente l’acqua può mantenersi in equilibrio anche in fase liquida senza evaporare immediatamente. L’analisi dell’atmosfera poi ha portato alla scoperta di rilevanti quantità di metano concentrate sopra aree che mostrano avere, nel sottosuolo, vasti depositi di ghiaccio. Il metano è un forte marcatore di vita e seppure possa avere anche origini vulcaniche, sul nostro pianeta sono stati trovati, proprio nel sottosuolo, dei batteri primordiali (chiamati metanogeni) che si nutrono d’anidride carbonica e metabolizzano questo gas. E’ dunque vero che sul pianeta - in determinate località - vi sono potenzialmente le condizioni per lo sviluppo ed il sostentamento della vita. Ma di quale vita parliamo? Perché non dovremmo aspettarci qualcosa di più “grande” di un batterio? Perché dubitare sulle infinite potenzialità della vita. Sulla sua tenace resistenza e capacità di adattarsi anche agli ambienti più ostili. Ovviamente con questo non intendiamo riferirci a mitici Eden perduti dove prospera e si sviluppa una biosfera simile alla nostra, ma di nicchie ecologiche dove un sistema marziano potrebbe aver trovato un suo equilibrio ed il tempo di svilupparsi in qualcosa di più complesso di un batterio.

Nell’attesa che l’attuale “Armada” di navicelle ci rivelino altri aspetti di questo tormentato pianeta non possiamo che attendere con ansia le missioni “biologiche” del 2009 per una riposta dalle implicazioni epocali.