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di Stefano CAVINA
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ITALIA: DIVULGAZIONE IMBAVAGLIATA
Nonostante gli anni resto ancora stupito su come le notizie vengano manipolate,
adattate, ed utilizzate dai Media a seconda degli interessi di audience del
momento. Notizie che la comunità scientifica conosce da mesi, ci vengono infatti
“propinate” come le scoperte del giorno se non addirittura come veri e propri
scoop. I fatti connessi con queste manipolazioni (su ogni ordine di notizia)
sono innumerevoli e, a volte, pure scandalosi. Così è passato come fatto
sensazionale la probabile esistenza di mari gelati su Marte. Peccato se ne fosse
già parlato nel 2000 e poi più nulla. Gia peccato, perché non tutto gli italiani
sono dediti al calcio, ed ai reality show. Sono sempre più numerosi i giovani
che, pur non trascurando il sano divertimento, si interessano sempre di più alla
ricerca scientifica (anche come futuro lavoro) ed a quelle scoperte che
potrebbero cambiare il loro futuro. Ma dove trovare le informazioni nel mare di
offerte che giornali ed internet ci propone, con la sicurezza che ciò che
leggiamo non sia stato manipolato? Chi si occupa di divulgazione gratuita e
disinteressata in Italia? Ve Lo dico io: NESSUNO. In questo gravi responsabilità
ha la comunità scientifica italiana, che splende in questo campo per la sua
assenza. Chiusa com’è nel proprio egoismo non muove seriamente alcun passo nel
campo dell'informazione popolare e quando lo fa, si fa pagare! Anche la
televisione ha le sue colpe. Si trasmette poco, e si vedono sempre le solite
preparate ma costose “facce”. Non parliamo poi delle scuole. Qui dove la
divulgazione scientifica dovrebbe essere spinta al massimo per preparare le
future generazioni a diventare quei tecnici, scienziati e ricercatori, necessari
al nostro paese per consentirgli un adeguato sviluppo non si fa assolutamente
nulla. Preparare i giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro è uno dei massimi
compiti della scuola per consentire un 'adeguato ricambio nelle industrie
italiane, senza che si debba necessariamente ricorrere ad ingegneri
extracomunitari. Ma il diritto a sapere riguarda più in generale tutta la gente
comune. I contribuenti devono conoscere come vengono investiti i soldi
delle loro tasse che si tratti di ricerca spaziale o scientifica a tutto campo.
E’ questo un atteggiamento antipatico tipicamente italiano, un modo di dialogare
esattamente contrario a quanto accade negli Stati Uniti dove l’appoggio
dell’opinione pubblica è di primaria importanze per ottenere i finanziamenti
necessari alla ricerca, ovunque essa sia indirizzata e dove nelle scuole si
indirizzano i ragazzi verso quelle attività (e quindi al lavoro) che poi sono
indispensabili per il progresso del paese stesso. Non parliamo delle crociate
che si fanno quando si leva una voce indipendente nel campo della divulgazione,
allora sono proprio guai! Non c'è spazio in Italia per gli indipendenti se
questi non sono degli "amici" (altro peccato italiano). Allora tutti uniti per
cercare di imbavagliarla, screditandole e mettendola in minoranza, perché fare
informazione scientifica in Italia è “regno” di pochi e raccomandati eletti!
Quindi cari lettori occhi aperti.
Un cordiale saluto
Il Direttore
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